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ALESSIO

Febbricito ancora
04/01/2019 09:30:10
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Febbricito ancora, dopo anni ormai.
Quando l’amore ti tocca ti accende, ti fonde, ti stravolge a livello atomico.
La mia corsa su questa terra somiglia a quella di un residuo di combustione perso nello spazio, che ribolle, ed emette luce e calore, ancora, e ancora, dopo anni ormai.
Il ricordo di quell’impatto, quel meraviglioso disastro, erutta ancora nel mio petto, è inestinguibile energia.
Lo rivivrei, per quanto lo abbia maledetto, riaprirei tutte le ferite, mi pentirei il minuto dopo, e mi pento già ora di esserci tornato, con la mente, a quel maledetto meraviglioso momento che ancora mi tiene in vita, dopo anni ormai.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=305


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E sei in mutande
29/07/2018 23:07:49
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E sei in mutande, dentro l’elegante salotto bianco e blu, dove link e copiaincolla devono essere leggeri leggeri, e valere quanto pesano. Post da un attimo, sveltine mediatiche, il tempo di un espressione sul volto illuminato, si, ma dalla luce dello schermo. Un’immagine, a dispetto del nome, non ti lascia immaginare, le parole si, e possono contenere più colori dell’arcobaleno.
Sei nel mondo senza pollici versi, dove il disaccordo va espresso a parole, e non misurato. Si contano solo le manine coi pollici alzati, leggerezza innanzi tutto, si, ma col polsino, e non in mutande come te.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=296


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Metti via quella faccia da Superman
01/07/2018 19:40:22
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Metti via quella faccia da Superman, se credi di conoscere i tuoi limiti ti illudi. Puoi tenere la guardia alta ma non per sempre. Prima o poi, la vita ti sorprende a braccia basse, e si fa beffe delle tue sicurezze, e di te. Quello sarà il momento in cui potrai misurare davvero il tuo coraggio.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=293


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Gli anni sono muri
13/01/2018 22:55:40
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Gli anni sono muri. Certo, non c’è muro che non si possa scavalcare o distanza che non si possa colmare, ma io guardo una A112 Abarth con occhi diversi da quelli di un adolescente, e nessuno può farci nulla. A dirla tutta guardo anche sua madre con occhi diversi, ma questa è un’altra storia. Quanto tempo è passato? Quello che ora è solo un rottame era una A112 Abarth! Scarico maggiorato, cerchi in lega, sedili Recaro e sterzo a tre razze con lo scorpione… una bomba! Lui non può capire! Infatti, ha messo un piede sul cofano per allacciarsi l’anfibio. Ed io non posso capire lui! Mi chiedo cosa ci trovi nella musicaccia che trabocca dalle sue cuffie. Nel frattempo sua madre si ostina a parlargli, ma sa perfettamente che lui annuisce solo per accontentarla, non la sente nemmeno. Lei porta gli anni molto meglio della A112, compresi gli accessori, full optional direi. E’ innamorata di suo figlio, si vede, ma per quanto si sforzi non c’è verso di comunicare. Gli anni sono muri.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=274


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La cruna di un ago
26/12/2017 04:37:22
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La cruna di un ago, un filo di cotone umettato dalla saliva, il mio occhio, tutto perfettamente allineato. Che ci vuole a mettere un filo nell’ago? Lo pensavo tutte le volte che mia madre mi chiedeva di farlo per lei. A distanza di tanti anni comincio a capire. Perdi il controllo, il contatto, la fermezza, cose che dai per scontate e che, in realtà, non lo sono affatto.
Poi arriva qualcuno che ti insegna che i limiti non esistono, le scuse per arrendersi invece si, esistono, e come.
La punta del fioretto, una protesi, l’occhio di Bebe Vio, tutto perfettamente allineato. Che ci vuole a vincere un oro? Unica atleta al mondo a riuscirci con il braccio armato protesizzato.
La luce di una stella lontana, un astro imploso, l’occhio di Stephen Hawking, tutto perfettamente allineato. Che ci vuole a dimostrare che un buco nero esiste? Può un uomo che non è padrone del suo corpo spadroneggiare l’intero universo?
Ciao Steve, e grazie. La tua vita è stata una smisurata e commovente lezione sul “non arrendersi mai”.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=272


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I figli sono tutto
16/12/2017 19:28:13
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I figli sono tutto, tutto tranne qualcosa.
I figli non sono album da colorare come piace a te. Cambiarli, reinterpretarli o tentare di coprirne i difetti ti impedisce di accettarli ed amarli davvero, cioè così come sono.
I figli non sono giochi di società con mille regole complicate, e nemmeno kit da montare quando si ha tempo, vanno lasciati crescere con pazienza, curandoli costantemente ma mettendoci mano il meno possibile, come la massa dei panzerotti.
I figli non sono risarcimenti o rivincite, e nemmeno la tua seconda possibilità, sono la loro unica possibilità, questo è il loro giro di giostra, non il tuo, tu, al massimo, puoi guardare.
I figli non sono tuoi, né loro né la loro vita, solo i meschini rivendicano il possesso di qualcosa che hanno donato.
I figli sono tutto, tutto il resto.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=271


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Non è solo una questione di gusto
21/10/2017 12:33:19
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Non è solo una questione di gusto. La dolcezza è anche nelle immagini, nei suoni, nei profumi, e dentro di te. Sono dolci i tuoi occhi, finestre spalancate sulla tua anima, spifferi insopportabili che terresti chiusi per sempre, se solo potessi. E’ dolce il tuo sorriso, sul quale non hai alcun controllo, si apre per conto suo e ti svela al mondo, come un bambino dispettoso che spalanca il camerino mentre ti svesti. Dolce il tuo modo di buttarti nelle cose, tuffandoti di testa, generosamente, senza badare a non sporcarti, che gli odori del mondo si lavano via, ma i ricordi no. Dolce il tuo modo di stare con te stessa, anche in mezzo alla gente. Te ne stai lì a fare ordine, a catalogare ed archiviare le esperienze. Ma le cartelle non si chiudono bene, il contenuto si sparge alla prima folata di novità, ed hai ancora bisogno di tempo e spazio per te. Sei dolce di una dolcezza sempre nuova, fresca, bellissima e colorata che sembra uscita da un quadro di Frida Kahlo. Dolcissima ma ipocalorica, il che, con l’estate alle porte, non guasta. Riuscissi a trovare parole più efficaci proverei a raccontarlo all’unica persona che ancora non lo sa, tu.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=265


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C’è vita su Marte?
10/03/2017 08:53:43
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C’è vita su Marte? Le dici le cose. Le dici come se venissero fuori da sole. Come viene fuori il cibo che non vuol proprio andare giù, e allora lo vomiti. Non so se c’è vita, ma c’è amore su Marte. Le dici da lontano, le cose, anche se sei qui con me. Le dici in tua assenza, eppure il tuo corpo è qui, ad un centimetro da me, ma tu non ci sei. E scopri che ci sono posti dove di vita non ce n’è, anche qui, sulla Terra. E mi chiedo da dove arrivi quella tua espressione da bambina persa nel bosco. L’amore si, quello c’è sempre, ovunque, sulla Terra e su Marte, anche in assenza di ossigeno, anche in assenza delle condizioni minime. Sei rimasta lì, ferma nel tempo, incastrata nelle pagine di una favola scritta con i piedi, senza morale, senza niente da imparare, dove tutto è capovolto. E’ ambientata su un pianeta dove i grandi sono piccoli, ed i piccoli fanno i grandi, pure il lupo ha sbagliato personaggio. Ce n’è di amore, sulla Terra, su Marte, nell’universo. Ce n’è. Ma è una trappola, è una truffa, perché è amore solo tuo, ce lo metti solo tu.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=240


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E’ un gioco
15/12/2016 22:31:22
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È la mano che conta, dopo tante giocate a vuoto, senza sogni, senza fortuna, senza voglia. Sul piatto ci finisce di tutto, un passato che gronda rivincita, un presente invisibile allo specchio, e un futuro che plana fra sogni, coraggio e poco altro. E ci finisce anche il cuore, sul piatto, all’ultimo secondo, ancora pulsante, perché ci credi, o ti piace crederlo, o forse, semplicemente, preferisci finirla così. È la forza del kamikaze, che fra un tora! e l’altro si prepara a morire, a vincere, si, ma post-mortem, a non partecipare alla propria gloria, che mai fu più vana. Quante sono le possibilità che il futuro ti sorrida? E quante sono quelle che il prossimo minuto sia degno di essere vissuto? E poi... capita... che ne inanelli dieci, cento, mille... di minuti meravigliosi... E fanculo kamikaze... E fanculo istinto suicida... E vieni con me... Ce la caveremo con niente... Berremo oro, mangeremo diamanti, respireremo... aria, aria, più aria!

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=231


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La capacità di stare soli.
25/04/2016 09:42:37
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E’ l’argomento del momento. Una volta si parlava di diete e vita sana, bastava aprire un cassetto per trovarci un dietologo SL* pronto a ripeterti le solite quattro cosette in croce ascoltate in palestra o al bar. Ora tutti psicologi SL* teorici dello stare soli.
La solitudine è una condizione, non una scelta.
Se vuoi sapere cos’è la solitudine ti tocca andare in una casa di riposo, lì la trovi di sicuro. La solitudine è quella cosa che, mentre telefoni all’ultimo numero della rubrica e nessuno ti risponde, ogni tono ti dilata il cuore fino a farti male. La solitudine è quella cosa che ti chiude la gola e lo stomaco quando senti che nessuno ti vuole.
Poi c’è lo stare soli per scelta.
Io, per esempio, quando viaggio in bici, solo, di notte, non viaggio in solitudine ma in autonomia, che è tutta un’altra cosa. Se hai bisogno di vedere la gente, ma non sempre, è naturale, ma cosa c’entra la solitudine con questo? E’ come respirare, non puoi inspirare e basta, prima o poi dovrai pur espirare.
E sul fatto di imparare a bastarsi e ad amarsi da soli, bah… l’onanismo non mi basta più fin dalle medie.
Credo che la chiave di tutto sia la paura di soffrire, nessuno lo vorrebbe. Certo se devono cavarmi il dente del giudizio preferisco l’anestesia. Ma tutto il resto voglio vivermelo, a costo di morire di dolore...
*SL: secondo lui

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=195


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Te lo ricordi?
22/01/2016 14:11:07
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Tendi a dimenticare che sei un animale, non un predatore ma un raccoglitore, un bipede lento e smidollato, a mani nude qualche neurone in più non serve a molto. Buttato in mezzo alla natura, quella vera, precipiteresti in fondo alla catena alimentare.
Ricorda che discendi dalle scimmie e ne condividi cromosomi e gran parte del patrimonio​ genetico, non dimenticarlo mentre guardi uno scimpanzé e te la ridi.
I ricordi sono importanti, ci saranno ancora quando sarai concime per le piante.
L’hai dimenticato?
Prendi del fosforo, delle volte non è la consapevolezza che manca, ma la memoria.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=185


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Una striscia di Gaza lunga da qui a Plutone.
25/12/2015 10:43:40
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Cos’è un ciglio di strada? Il margine della strada. E poi? Il posto al di là dell’asfalto e al di qua del guard-rail. E poi? Il posto dove, un giorno, la macchina mi ha lasciato a piedi. E poi? Che ne so! Il posto dove mettono i cartelloni pubblicitari?
Se, per una volta, scendessi dalla tua auto, tanto per vedere com’è fatto il ciglio della strada che percorri tutti i santi giorni, te ne accorgeresti che non è una quinta di teatro muta e inodore. Scendi! Prova a respirare senza filtro antipolline, tranquillo, il tuo fiato non appannerà i vetri. Respira! Anche se la strada sa di diesel, merda, morte e vita, come dice il Liga. Ascolta! Lo senti il cane che abbaia in lontananza? Tu pensi che presto verrà ad aggredirti e che è l’unico essere vivente nel raggio di 3 km. Povero illuso. Sappi che ci sono 37 lucertole, una coppia di bisce ed una intera famiglia di ricci di campagna che osservano ogni tua mossa, senza contare un migliaio fra mosche, api terricole, cimici del fieno e tafani e, per tua fortuna, smidollato come sei, nessuna di queste orrende bestie può rappresentare un pericolo. Ma tu, animale evoluto, riesci a vedere solo la colonia di buste di plastica che popola la vegetazione spontanea.
Nel frattempo il cane si è avvicinato e ti guarda. Coda dritta, un orecchio teso e l’altro floscio. Adesso saltella sulle zampe anteriori senza piegarle. Non chiederti perché sei lì, aspetta, non è il momento. Prova a fare qualche passo lungo il ciglio della strada, prova a guardare il mondo con gli occhi di quel cane. Eccola, il rombo è forte, minaccioso, prepotente, è solo un’utilitaria ma a 100 orari fa paura. C’è una buca che la gomma asseconda schioccando una frustata sull’asfalto, il botto ti scuote anche se te lo aspetti, come quelli di natale. Sei investito da un alito pesante, umanamente gelido, termicamente torrido, chimicamente velenoso. Osservi quella rumorosa scatola d’acciaio nel suo arrancare contro natura su un nastro di bitume appiattito ad arte da altri animali come te, evoluti, e te ne vergogni. Prova ad attraversare la strada, ma attento, qui le auto sfrecciano sul serio, non è come attraversare in città. Cento metri più avanti c’è la carogna di un cane di media taglia gonfia di putrescenza, sembra una zampogna, poco più in là se ne indovina un’altra, più vecchia, ridotta a uno zerbino. Sono le tracce di una guerra combattuta tutti i giorni, dappertutto, senza bollettini, senza echi, senza morti né feriti che siano degni di nota. Anche il movente è quello delle guerre, il possesso di un territorio, il diritto allo sfruttamento ed all’occupazione. Questa è una strada fatta dagli uomini per farci correre le proprie scatole di ferro. E’ così da un secolo e così sarà per l’eternità.
Eternità? Hai detto eternità? Ti accorgi che lungo i margini il tappeto d’asfalto è corroso, perforato da fili d’erba ed infiorescenze, aggredito dal lento ma inesorabile metabolismo della natura che, a dispetto della nostra indole conservatrice, pone fine ad ogni cosa allo scopo di perpetuarsi. Il fine è l’eternità, comunque, solo vista in un modo diverso, meno individualista, in un contesto più ampio ed armonico, più naturale.
Allora, cos’è un ciglio di strada? Un limite, una linea di confine, una trincea. E poi? Un immondezzaio, una discarica a cielo aperto, una latrina, una fossa comune. E poi? E’ una corsia che non c’è, riservata a quelli che è meglio che si scansino, ai lenti, a quelli che non tengono il ritmo, agli sfigati, alle gente ai margini, alla gente di strada che, pur chiamandosi così, non è padrona nemmeno di quella. E poi? Ci puoi trovare animali randagi, anime randagie, poveri cristi a cui piace sudare, respirare miasmi e farsi sfiorare dalle auto in corsa. E poi? Ci puoi trovare auto in avaria, gente in avaria. Ragazze che affittano il proprio involucro, sgualcite come fiori passati di mano in mano, spente e ferite come bambole vudù. E poi? Avanti, cos’è un ciglio di strada? E’ il vero limite fra l’essere umano e madre natura, il posto in cui releghiamo il mondo e, allo stesso tempo, la soglia del nostro ghetto. E’ una striscia di Gaza, solo più lunga, come da qui a Plutone.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=182


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Nessun segnale
08/11/2015 12:57:55
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Nessun segnale, nessun preavviso. Come quando il ritratto di mio padre è venuto giù. Il perché avesse scelto una silenziosa notte estiva per farlo… è un mistero, un appuntamento col destino.
Avevo un amo impigliato in mezzo al cuore che non mi faceva respirare, che mi impediva di pensare. E’ dura vivere a cuore fermo, a cuore spento. E’ tutto un cercare nel buio, un lanciarsi, un pentirsi. E’ tutto un provare e riprovare a vivere, a defibrillare. E fra un “libera!” e l’altro, dietro una porta qualsiasi, un incontro che più casuale di così non si può... la femminilità, esiste ancora! La guardi come fosse una tigre dai denti a sciabola o un mammut… insomma, un essere estinto da millenni...
...e sento il cuore, all’improvviso, formicola manco fosse una gamba addormentata. Un battito dopo l’altro il sangue si riappropria del mio petto e di me. Mi sento vivo, tornato da chissà dove, finalmente in compagnia, dopo essermi sentito solo, a lungo, soprattutto in mezzo alla gente.
Occhi, luce, miele, bellezza eterea ed inconsapevole, sei il mio quadro che cade giù, il mio ritorno alla vita, volevo lo sapessi prima… prima di salire sulle montagne russe… prima che il carrellino risalga lento… clang… clang… clang… prima della discesa a perdifiato.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=102


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Liberazione e revisionismo
20/10/2015 18:39:37
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Non capisco cosa ci sia di sbagliato nei libri di storia.
Non capisco su cosa si basi il pensiero revisionista.
Non riconoscere le responsabilità del fascismo nell’occupazione tedesca è ridicolo.
Non riconoscere il contributo determinante dei russi nell’impedire che la guerra lampo si realizzasse, e che l’Europa, Italia compresa, potesse tornare libera dal nazifascismo e dalle leggi razziali, è ridicolo.
Non riconoscere il Comitato di Liberazione Nazionale (formato da diversi se non opposti orientamenti politici: cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici, gente comune, uniti contro il nazifascismo) come unico e solo baluardo che abbia indotto gli alleati ad intervenire, è ridicolo.
Non riconoscere le responsabilità del fascismo sugli avvenimenti successivi al 25 Luglio 1943 è un puerile tentativo di additare l’alleato di ieri, ridicolo.
Penso che reinventare intere pagine di storia non sia un delitto, anzi, è un esercizio di libertà, la libertà di offendere la nostra patria e chi ha subito l’onta di quegli avvenimenti drammatici. Almeno di questo qualcuno dovrebbe sentire la responsabilità.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=21


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Ho imparato
02/10/2015 00:21:19
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Ti ho incontrato dietro una porta, sotto forma di urlo, e non ti ho riconosciuto, non subito.
Urla cacciate fuori in apnea, con il ritmo ossessivo di un dolore pulsante. Qualcosa che è dentro di me ha annusato quelle urla, ti ha riconosciuto, inspiegabilmente, come un cane che sente il terremoto prima che arrivi. Le grida di un figlio ti aprono il torace, scavano in posti che non sapevi di avere. Sono colpi vibrati da dentro, da uno scudiscio impietoso, ogni frustata ti imperla la fronte, ti smuove la faccia.
Eri tu, ti vedevo finalmente, rigirato e ispezionato da mani grandi e disinvolte. Piccolo, più piccolo di quanto potessi immaginare, animato da un tremito frequente, quasi impercettibile. Eri chiuso in te, nel tuo dolore, e spingevi fuori quel guaito.
“Ha una gran voce” mi disse qualcuno, provai a rispondere, mi accorsi di non avere fiato, di non sentire il pavimento sotto i piedi. Ero pronto a ruggire in faccia a chiunque per difenderti, a pestare sull’acceleratore per portarti ovunque servisse, ad aprire una porta a testate pur di liberarti dal posto in cui ti trovavi prigioniero, ma niente di tutto questo sarebbe servito. Fermo, stare fermo era il massimo che potessi fare. Tacere, stare zitto e non dar fastidio a chi lavora, a chi soffre. Per fare il padre pensavo servisse un uomo d’azione, d’iniziativa, e invece no. Vorresti esplodere, urlare, dare uno sfogo a tutta quella carica, e invece no. Tocca disinnescarsi, implodere. Senti gli occhi lacrimare dall’interno, il sangue abradere le vene. Senso di responsabilità e sentimento d’amore si mescolano, sono appena nati e già enormi, hanno origine e fine fuori di te, in quel corpicino in preda al dolore.
“Posso fare qualcosa?” provi a chiedere, ma sei il primo a dubitarne.
Ho imparato che non puoi avere alcuna cognizione di cosa sia l’impotenza se un figlio non ce l’hai.
Ho imparato che insegnare qualcosa a tuo figlio è più facile se butti via quel che sai e lo reimpari insieme a lui.
Ho imparato che una frase illuminante o due segni di biro su un pezzo di carta non sono un esempio, l’esempio è il tuo modo di vivere giorno dopo giorno.
Ho imparato che la paura, prima o poi, ti trova a braccia basse e si fa beffe delle tue sicurezze, e di te, quello sarà il giorno in cui potrai misurare il tuo coraggio.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=19


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Il discrimine
13/09/2015 06:03:01
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Il discrimine è l’embrione del razzismo, e si annida ovunque, anche in te.
E’ un pensiero semplice ed apparentemente inoffensivo.
E’ una battuta facile, a colpo sicuro, perchè il diverso fa ridere.
E’ un sasso lanciato senza convinzione, se fa danni sei pronto a dirti “non volevo”.
E’ un obolo vile reso alla propria comunità solo per farsi accettare.
E’ un buon modo per capitalizzare le proprie debolezze e sentirsi superiore.
Ma sta attento, perché il razzismo prende forma e si ciba della storia e di noi, ma nessuno, pur essendone artefice, ne sente la responsabilità.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=17


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Omofobia e famiglia
25/08/2015 11:44:43
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Omofobia, dal greco homos (stesso) e fobos (paura), letteralmente significa “paura dello stesso”. Paura? Ma li avete visti? Gli omofobi non hanno paura, fanno paura. Leghisti, fascisti, sinistra becera, uomini di chiesa, cattolici laici, il germe della discriminazione sessuale non risparmia nessuno. E quando si parla di omosessuali il discorso cade sulla famiglia, è un classico, il valore condiviso per eccellenza, una specie di imbuto che ingorga gli argomenti.

Cos’è la famiglia? Un buon padre, una madre premurosa, uno o più pargoletti e, sullo sfondo, i nonnini amorevoli. La famiglia è un valore forte, non può essere toccata da sentimenti di odio, dalle malattie e, soprattutto, dalle devianze sessuali. La famiglia è un posto sano nel quale allevare bambini sani in un contesto di sani principi, un luogo nel quale un omosessuale non può avere un ruolo. Questo è la famiglia.

No, non è accettabile. E’ una definizione riduttiva, ottusa che crea discrimine e solitudine. Un orfano, uno sfortunato, un diverso, che ruolo potrebbero avere in una famiglia così? La famiglia è un’altra cosa.

La famiglia è solidarietà, è il posto in cui nessuno viene lasciato al suo destino, il posto in cui nessuno viene dimenticato, il posto in cui tutti, con i loro pregi ed i loro difetti, vengono amati ed accettati.
La famiglia non si basa sul raziocinio, e nemmeno su scelte sessuali o parentele di sangue ma sull’amore, un sentimento per sua natura universale ed incondizionato. Niente amore, niente famiglia.
La famiglia è il posto in cui le regole della società vengono capovolte, il posto in cui lo sfortunato, il diverso, il debole non sono un peso ma lo scopo principale di tutte le attività.
Questo è la famiglia.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=14


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L’uomo che non crede
18/07/2015 23:08:07
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Nessuno è solo come un uomo che non crede.
Il buio è più buio se non credi, trovare la forza per rialzarti è più difficile.

E se, davvero, in fondo a questo viaggio non ci fosse nulla?
Se, davvero, il tunnel di luce portasse al buio?
Non si può combattere da soli per tutta la vita, non si può, da soli, affrontare la morte.

Un pensiero si insinua, fatalmente, è un lampo baluginoso, una goccia nel deserto, la differenza fra vuoto e speranza.

Credo.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=10


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