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ALESSIO27/03/2013 21:58:53
Ho imparato
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Ti ho incontrato dietro una porta, sotto forma di urlo, e non ti ho riconosciuto, non subito.
Urla cacciate fuori in apnea, con il ritmo ossessivo di un dolore pulsante. Qualcosa che è dentro di me ha annusato quelle urla, ti ha riconosciuto, inspiegabilmente, come un cane che sente il terremoto prima che arrivi. Le grida di un figlio ti aprono il torace, scavano in posti che non sapevi di avere. Sono colpi vibrati da dentro, da uno scudiscio impietoso, ogni frustata ti imperla la fronte, ti smuove la faccia.
Eri tu, ti vedevo finalmente, rigirato e ispezionato da mani grandi e disinvolte. Piccolo, più piccolo di quanto potessi immaginare, animato da un tremito frequente, quasi impercettibile. Eri chiuso in te, nel tuo dolore, e spingevi fuori quel guaito.
“Ha una gran voce” mi disse qualcuno, provai a rispondere, mi accorsi di non avere fiato, di non sentire il pavimento sotto i piedi. Ero pronto a ruggire in faccia a chiunque per difenderti, a pestare sull’acceleratore per portarti ovunque servisse, ad aprire una porta a testate pur di liberarti dal posto in cui ti trovavi prigioniero, ma niente di tutto questo sarebbe servito. Fermo, stare fermo era il massimo che potessi fare. Tacere, stare zitto e non dar fastidio a chi lavora, a chi soffre. Per fare il padre pensavo servisse un uomo d’azione, d’iniziativa, e invece no. Vorresti esplodere, urlare, dare uno sfogo a tutta quella carica, e invece no. Tocca disinnescarsi, implodere. Senti gli occhi lacrimare dall’interno, il sangue abradere le vene. Senso di responsabilità e sentimento d’amore si mescolano, sono appena nati e già enormi, hanno origine e fine fuori di te, in quel corpicino in preda al dolore.
“Posso fare qualcosa?” provi a chiedere, ma sei il primo a dubitarne.
Ho imparato che non puoi avere alcuna cognizione di cosa sia l’impotenza se un figlio non ce l’hai.
Ho imparato che insegnare qualcosa a tuo figlio è più facile se butti via quel che sai e lo reimpari insieme a lui.
Ho imparato che una frase illuminante o due segni di biro su un pezzo di carta non sono un esempio, l’esempio è il tuo modo di vivere giorno dopo giorno.
Ho imparato che la paura, prima o poi, ti trova a braccia basse e si fa beffe delle tue sicurezze, e di te, quello sarà il giorno in cui potrai misurare il tuo coraggio.

Link: http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=19

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ALESSIO27/03/2013 21:48:05
L’embrione del razzismo
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L’embrione del razzismo è un pensiero stupido, apparentemente inoffensivo.
E’ una battuta facile, a colpo sicuro, perchè il diverso fa ridere.
E’ un sasso lanciato senza convinzione, se fa danni sei pronto a dirti “non volevo”.
E’ un obolo vile reso alla propria comunità solo per farsi accettare.
E’ un buon modo per capitalizzare le proprie debolezze e sentirsi superiore.

Poi, un giorno, il razzismo prende forma e si ciba della storia, di noi, ma nessuno, pur essendone artefice, ne sente la responsabilità.

Link: http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=17

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ALESSIO27/03/2013 21:36:58
Omofobia e famiglia
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Omofobia, dal greco homos (stesso) e fobos (paura), letteralmente significa “paura dello stesso”. Paura? Ma li avete visti? Gli omofobi non hanno paura, fanno paura. Leghisti, fascisti, sinistra becera, uomini di chiesa, cattolici laici, il germe della discriminazione sessuale non risparmia nessuno. E quando si parla di omosessuali il discorso cade sulla famiglia, è un classico, il valore condiviso per eccellenza, una specie di imbuto che ingorga gli argomenti.

Cos’è la famiglia? Un buon padre, una madre premurosa, uno o più pargoletti e, sullo sfondo, i nonnini amorevoli. La famiglia è un valore forte, non può essere toccata da sentimenti di odio, dalle malattie e, soprattutto, dalle devianze sessuali. La famiglia è un posto sano nel quale allevare bambini sani in un contesto di sani principi, un luogo nel quale un omosessuale non può avere un ruolo. Questo è la famiglia.

No, non è accettabile. E’ una definizione riduttiva, ottusa che crea discrimine e solitudine. Un orfano, uno sfortunato, un diverso, che ruolo potrebbero avere in una famiglia così? La famiglia è un’altra cosa.

La famiglia è solidarietà, è il posto in cui nessuno viene lasciato al suo destino, il posto in cui nessuno viene dimenticato, il posto in cui tutti, con i loro pregi ed i loro difetti, vengono amati ed accettati.
La famiglia non si basa sul raziocinio, e nemmeno su scelte sessuali o parentele di sangue ma sull’amore, un sentimento per sua natura universale ed incondizionato. Niente amore, niente famiglia.
La famiglia è il posto in cui le regole della società vengono capovolte, il posto in cui lo sfortunato, il diverso, il debole non sono un peso ma lo scopo principale di tutte le attività.
Questo è la famiglia.

Link: http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=14

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ALESSIO27/03/2013 18:48:21
L’uomo che non crede
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Nessuno è solo come un uomo che non crede.
Il buio è più buio se non credi,
trovare la forza per rialzarti è più difficile.
E se, davvero, in fondo a questo viaggio non ci fosse nulla?
Se, davvero, il tunnel di luce portasse al buio?
Non si può combattere da soli per tutta la vita,
non si può, da soli, affrontare la morte.
Un pensiero si insinua, fatalmente,
è un lampo baluginoso,
una goccia nel deserto,
la differenza fra il vuoto e la speranza.
Credo.

Link: http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=10

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ALESSIO27/02/2013 22:15:29
Liberazione e revisionismo
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Non capisco cosa ci sia di sbagliato nei libri di storia.
Non capisco su cosa si basi il pensiero revisionista.
Non riconoscere le responsabilità del fascismo nell’occupazione tedesca è ridicolo.
Non riconoscere il contributo determinante dei russi nell’impedire che la guerra lampo si realizzasse, e che l’Europa, Italia compresa, potesse tornare libera dal nazifascismo e dalle leggi razziali, è ridicolo.
Non riconoscere il Comitato di Liberazione Nazionale (formato da diversi se non opposti orientamenti politici: cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici, gente comune, uniti contro il nazifascismo) come unico e solo baluardo che abbia indotto gli alleati ad intervenire, è ridicolo.
Non riconoscere le responsabilità del fascismo sugli avvenimenti successivi al 25 Luglio 1943 è un puerile tentativo di additare l’alleato di ieri, ridicolo.
Penso che reinventare intere pagine di storia non sia un delitto, anzi, è un esercizio di libertà, la libertà di offendere la nostra patria e chi ha subito l’onta di quegli avvenimenti drammatici. Almeno di questo qualcuno dovrebbe sentire la responsabilità.

Link: http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=21

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