BikeRide.it



La bicicletta da viaggio Cosa bisogna sapere My way Strumenti

Benvenuto
Visite 592.490
StatisticheOggi 30
On-line 2
Utenti 1150
MyArea CPMyArea GEST
IP:38.107.179.211
Host:38.107.179.211
Offerte di Lavoro

LEGGI TUTTI I MESSAGGI
Messaggeria di BikeRide.itMessaggio di ADAMO del 15/05/2012

1/6/2012 si parte per il giro del gargano, da lanciano (ch) con rientro domenica 3/6/2012 se volete agregarvi non avete che da comunicarlo!

Messaggeria di BikeRide.it



Link: http://www.bikeride.it/mess.php?id=8632

LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI
ALESSIONapoli, gara di velocità cittadina: bici batte auto
Napoli - Bicicletta elettrica, auto, taxi e autobus: 4 mezzi per fare lo stesso tragitto, da Piazza Municipio a Piazza Garibaldi. E' la gara organizzata a Napoli da Treno Verde, la campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato a favore della mobilità ecologica sostenibile. E a vincere il cosiddetto "Trofeo tartaruga" è stata proprio la bici, in 9 minuti netti. Un segnale che un altro sistema non solo è possibile, ma conviene spiega Michele Buonomo presidente di Legambiente Campania; per metterlo in atto però servono politiche che aiutino i cittadini."Politiche che significano sistemare le strade, prevedere percorsi riservati e affermare una cultura dell'uso della bici in città".Al di là della gara, l'arrivo del Treno Verde in città è un'occasione per aprire un dibattito sulle tematiche della mobilità sostenibile e per trovare soluzioni al problema del traffico e dell'inquinamento che soffoca le città italiane, da Sud a Nord.

Guarda il video

Bari - A tagliare il traguardo è Michele Emiliano in bicicletta, che in 10 minuti ha percorso i 3 km del tragitto, dall’ingresso del Park & Ride in largo 2 Giugno con arrivo al Treno Verde, seguito dopo due minuti da Vitantonio Laricchia, meteorologo sullo scooter. L’autobus su cui viaggiava l'Assessore Guglielmo Minervini arriva terzo dopo 15 minuti e ultima è l’automobile con alcuni giornalisti a finire il percorso in 18 minuti. Questo è il risultato del Trofeo Tartaruga organizzato questa mattina a Bari dal Treno Verde, in sosta al binario 1, piazzale ovest, della stazione centrale della città dal 22 al 25 marzo.
La gara di questa mattina ha confermato che la mobilità urbana sostenibile è un’arma vincente ed è stata l’occasione per far emergere alcuni dati legati alla mobilità della città. Secondo la XVII edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto di Legambiente che fotografa la situazione ambientale delle province italiane, su 93 città prese in esame, Bari si piazza al 6° posto in classifica per indice di mobilità sostenibile. Un risultato degno di nota per uno dei pochi capoluoghi del sud Italia in vetta alla classifica per la presenza di parcheggi di interscambio, bike sharing e ampie zone pedonali.
Il Comune di Bari ha intrapreso diverse iniziative volte a promuovere l’uso della bicicletta. Tra queste ha particolare rilievo il Bike sharing, un servizio automatico di noleggio di biciclette attraverso alcune ciclo-stazioni dislocate in varie zone della città, in funzione da settembre 2007 che a oggi vede un numero complessivo di 170 bici a disposizione per i cittadini.



Link: http://www.bikeride.it/mess.php?id=8541

ALESSIOIl mito della bicicletta sul grande schermo
Una delle pellicole più famose e amate sul mondo della bici è indubbiamente Ladri di biciclette, il capolavoro realizzato da Vittorio de Sica nel 1948. Il film ha raccolto numerosi premi nel corso del tempo (un Oscar, un Golden Globe e un BAFTA, giusto per nominarne qualcuno) e nel 2008 è stato presentato come evento fuori concorso alla Mostra del Cinema per celebrarne i 60 anni dell'uscita, dopo che il casinò di Venezia ne ha finanziato il restauro. Altri film fondamentali per approfondire la passione della bicicletta sono Il Pirata (la pellicola dedicata a Marco Pantani), Totò al giro d'Italia e il surreale Appuntamento a Belleville, un film d'animazione francese uscito nelle sale alcuni anni fa.



Link: http://www.bikeride.it/mess.php?id=8602

LEGGI TUTTI I RACCONTI DI BIKERIDE
ALESSIOLungo il fiume
Per un pugliese della Murgia il fiume rappresenta un mito. Le parole pesca sportiva, rafting e trota salmonata suonano esotiche come avocado, igloo e boomerang. Richiamano posti lontani chilometri, culture distanti anni luce. Da noi i fiumi si chiamano gravine e sono solchi carsici a regime torrentizio che si ricordano di essere corsi d'acqua una volta ogni vent'anni, e puntualmente ci scappa il morto. Poi abbiamo il mare a pochi chilometri, abbastanza lontano da non poterci definire gente di mare ma abbastanza vicino da conoscerlo e viverlo.
Uscivo dall'ufficio postale di Rosny sur Seine quando feci caso allo strano odore che appesantiva l'aria. Un odore che non avevo mai sentito prima, un olezzo fra muffa da infiltrazione e scarico di lavello appena sgorgato. Lungi da me il pensiero che provenisse dalla Senna, il fiume più idolatrato d'Europa teatro di pagine epiche della storia, della politica e del diritto moderno. Rimontai in bici con i polmoni a mezzo servizio. L'idea di riempire una scatola con il bagaglio in eccesso mi era venuta il giorno prima quando avevo deciso di sbarazzarmi di un po' di roba. Un materassino ad alta densità, il treppiedi per il fornello a propano, una grossa torcia elettrica, un coltellino multifunzione in acciaio inox, un moschettone, un portachiavi, una matassa di fil di ferro, un tronchesino, un apriscatole ed un paio di scarpe. Era tutta roba nuova, sarebbe stato un peccato buttarla via, così decisi di farne dono a qualcuno.
Trovai una bella chiesetta che si affacciava direttamente sulla strada. Entrai. Nonostante le ridotte dimensioni le volte erano altissime e riccamente decorate. Provai a richiamare l'attenzione di qualcuno ma mi rispose un silenzio di tenebra. Uscii a passo svelto. Stavo assicurando la scatola al portapacchi quando una voce indefinibile ringhiò alle mie spalle. La persona più brutta che avessi mai visto, tuttora detentrice del record con un vantaggio imbarazzante sul piazzato, mi si parò davanti. Nel disperato tentativo di dissimulare il disgusto ebbi una contrazione facciale talmente fuori controllo da mandarmi qualcosa di traverso. Sarà stata la lingua o, forse, il velopendulo, fatto sta che la mia gola era ermeticamente occlusa. Avevo smesso di respirare da almeno venti secondi quando stramazzai al suolo. Immagini recondite si manifestarono davanti ai miei occhi sbarrati. Mi apparvero nell'ordine: la Madonna del Querceto che cantava "Like a virgin", Moana Pozzi con l'aria insoddisfatta che, al grido di "riprenditi!", mi sbatteva uno zabaione da tredici uova, e Filippo, un mio compagno di bici affetto da aerofagia cronica, l'unico ciclista al mondo che a stargli in scia si prende più vento. All'improvviso il mostro rientrò nel mio campo visivo. Indossava un mantello grigio ed un gonnone nero. Al netto dello strabismo divergente e delle opalescenze oculari ebbi la netta sensazione che mi stesse guardando il pacco, inteso come zona inguinale. Il cavo orale in atteggiamento famelico lasciava intravedere i denti marci, e per marci non intendo cariati. I denti c'erano tutti ed erano equini, ma ospitavano delle incrostazioni di color marrone con sfumature tendenti al verde. Probabilmente si trattava di formazioni organiche parassite, muschi e licheni che avevano trovato un habitat ideale per proliferare. C'era materiale per tre puntate in prima serata, "Un intero ecosistema nelle fauci del mostro" su Discovery Channel. L'orrore di quella visione e l'imminenza della sincope innescarono un nuovo spasmo che mi liberò la gola. Tornai a vivere.
Non ho un ricordo lucido dei momenti immediatamente successivi. Mi fermai solo dopo aver messo la distanza di sicurezza minima fra me e la nipote del gobbo di Notredame, una decina di chilometri. Tirai il fiato e cercai un modo per liberarmi della zavorra una volta per tutte. Ero davanti ad un ufficio postale, la roba era già impacchettata, decisi di spedirla a casa mia e, visto che c'ero, mi scrissi anche quattro righe. Quella di autospedirmi lettere durante i viaggi è poi diventata un'abitudine, è come tenere un diario, anzi meglio, è come ritrovare un diario smarrito in viaggio. L'odore stantio continuava a togliermi il fiato. Tendeva a diminuire quando la strada si allontanava dalla Senna, ma continuavo a non collegare la puzza col fiume.
Era l'ora di pranzo quando decisi di prendere posto in un restaurant. Il cameriere aveva modi sbrigativi ma porgeva le pietanze con una coreografia sontuosa al limite del grottesco. Avevo preso del pesce. Per un pugliese il pesce arriva dal mare, i pesci d'acqua dolce vivono nelle bocce o negli acquari e una volta defunti si buttano nel cesso. Il pesce di mare, indipendentemente dalla specie, basta buttarlo sulla brace, si rigira e si mangia. Lo si può cucinare in vari modi, condire a piacimento ma, di base, porta in sé il sapore e l'odore del mare. Quel giorno scoprii che il pesce di fiume è commestibile, almeno per qualcuno. Viene cucinato in maniera elaborata per nascondere l'odoraccio di fiume. Il mio, in particolare, aveva un odore collocabile fra l'acqua dei piatti e il porta biancheria sporca. Certo, la maestria di uno chef può far miracoli, ma perché non cimentarsi con del sughero o del cuoio, tanto il risultato sarebbe lo stesso. Nel frattempo mi feci portare una bistecca di vitello, fortunatamente non di fiume.



Link: http://www.bikeride.it/mess.php?id=8490

TZweb TrovaPrezzi - TZnet CercoLavoro - TravelGIRL Ragazze in viaggio

BikeRide.it e' un sito ideato, realizzato e gestito da Alessio Di Tommaso - On-line dal 07/02/1999 - Tutti i diritti riservati