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Il reato di omicidio stradale può diventare realtà
29/02/2012 16:29:09

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Il reato di omicidio stradale, anche in Italia, sembra finalmente realtà.
Entro l’anno secondo Stefano Guarnieri, fondatore dell’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus e papà di questa vera e propria crociata nata nel dicembre del 2010 in collaborazione con l’Asaps, associazione amici polizia stradale (a cui si deve il nome di questo nuovo reato), il comune di Firenze e l’associazione Gabrile Borgogni.

Chiedo a tutti coloro che trovano inaccettabile l’attuale situazione di impunità di consultare la proposta e firmare: omicidiostradale.it.

Il Ministro dei trasporti Passera ha espresso alcune perplessità sulla modalità e la creazione del reato, ma poi ha anche sottolineato che la situazione attuale di sostanziale impunità di chi uccide alla guida non può essere tollerata. Un passo importante quindi, da quando dopo aver coinvolto lungo il percorso più di sessanta associazioni e raccolto 58 mila firme qualificate, la proposta dell’omicidio stradale è stata inserita dal presidente della commissione trasporti della Camera Mario Valducci nella legge delega della modifica del codice della strada. Insomma, forse ci siamo davvero.

Ma quali sono i punti principali della proposta? Essenzialmente quattro - spiega Guarnieri - il primo cambiare nome al reato. Sembra una banalità ma è importante perché alza il profilo del reato stesso nei confronti dei giudici: si passa da un omicidio di serie C a uno di serie A. Poi inasprire le pene, passando da un minimo di 3-8 anni a un massimo di 10-15 anni di prigione, per avere la certezza di far fare almeno un giorno di carcere ai colpevoli; quindi introdurre il concetto di flagranza di reato e, ultimo, quello dell’ergastolo della patente, ossia levare la possibilità - per sempre - di guidare ai colpevoli.

Tutti punti accettati, con la sola modifica del tasso alcolemico passato da 0,8 a 1,5. In più è stato inserito anche il concetto della pirateria stradale: anche chi non si ferma dopo un incidente rientra in questa fattispecie di reato di omicidio stradale.
Una norma simile c’è in Inghilterra dal 1988 e sta dando risultati straordinari: qui non si tratta di cercare vendetta ma di colmare un vuoto legislativo visto che oggi la legge non non ha nessun carattere di risarcimento delle vittime, non funziona da prevenzione e non funziona da riabilitazione per chi commette il reato di omicidio stradale.

Ora la questione, come ha spiegato il ministro Passera è mettere in piedi un’opportuna riflessione, sia in relazione ad una comparazione con quanto accade in ambito europeo - tenuto conto che un divieto assoluto di riconseguire la patente di guida, ovvero il divieto di circolazione alla guida di autoveicoli e motocicli sul territorio nazionale, appare unica nel suo genere in tutto il territorio UE e potrebbe risolversi in pregiudizio della libertà di circolazione sia in relazione al puntuale criterio di delega che fa riferimento espresso ai princìpi di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione nell’ambito dell’Unione europea. Tutti aspetti secondo i sostenitori dell’omicidio stradale che non comporteranno nessun problema visto che hanno già incassato diversi pareri favorevoli da giuristi di fama internazionale.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8503


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