BikeRide.itBikeRide.it
La bicicletta da viaggio Cosa bisogna sapere EsperienzeContatti
Strumenti


Riflessioni

Nudo in mezzo ai carri armati BikeRide.it
Migliaia di chilometri percorsi in bici, ore ed ore di pedalate sui cigli di strada di mezza Europa e lì, a pochi centimetri, le automobili, con le quali ti illudi di aver stretto un patto di non belligeranza. Passano così veloci, sono così robuste, chi le guida, spesso, vive la strada come un videogame, con quel distacco dalla realtà che trasforma l'impiegato medio in un pazzo scatenato. Un ciclista lo sa, ne è pienamente consapevole, sa che uno dei trecento sorpassi che subisce in un giorno potrebbe andar male, ma non vuol crederci, non può pensarci, si inventa una barriera impenetrabile fra se e le carrozzerie, tiene la destra e, suo malgrado, tocca ferro o carbonio dipende dalla bici. Esorcizza quel timore pensando al paesaggio, alla fatica, alla strada che vista da una bici è più bella. Poi, un giorno, quel patto unilaterale viene infranto, senza preavviso, senza ultimatum, in una strada anonima, su una curva qualsiasi. Il mostro ti piomba addosso urlando il suo furore ma non lo senti arrivare, non lo vedi arrivare, non puoi far nulla, solo subire la vile aggressione, vile perchè alle spalle, vile perchè è facile giocare con la vita degli altri. Per istanti eterni sei una bambola di pezza, un inerme pupazzo alla mercè di un bambino violento e crudele, un grottesco feticcio a tua immagine rassegnato al suo rito vudù. Hai un braccio talmente a pezzi che sembra montato al contrario ma non fa male perchè ti senti fortunato, in fin dei conti non hai tirato le cuoia e ti è dato di soffrire, guarire, vincere scommesse baciandoti il gomito. I tuoi figli avranno ancora un padre, tua moglie un marito e tu un incubo in più che ti sveglierà presto la mattina, quando l'aria è più fresca e pedalare è più bello e l'assenza di traffico ti aiuta a non sentirti una lumaca senza guscio, una sagoma di cartone al poligono di tiro, una disossata di bovino adulto sull'affettatrice del banco carni, a non sentirti come sei, nudo in mezzo ai carri armati.

I ciclisti sono lacrime, lacrime della strada, lacrime al contrario,
costrette a non cadere ma solo a scivolare.
I ciclisti sono statue, statue di sabbia, di ansia di partire,
destinate a sgretolarsi per la voglia di tornare.
I ciclisti sono silenzi, silenzi di noia, di voglia di cambiare,
e cercare il nuovo in un movimento sempre uguale.
I ciclisti sono segni di biro, scarabocchi di sangue, di polpacci squadrati,
motori di carne che muove il metallo, macchie di vita da un finestrino.
I ciclisti sono polvere, polvere di sale, di ferro e di salita,
di forza che è finita, di livore sui pedali.
Ciclisti

Lettera ad un cugino mai nato
Carissimo motociclista che pretendi di essere mio cugino attaccandoti al numero di ruote, al cielo sulla testa, all'amore per la natura, omettendo quel che ti divide da me e dalla natura: gas tossici e rumori molesti. Con l'aria del grande avventuriero mi hai raccontato cosa si prova dopo aver fatto mille chilometri in un solo giorno "schiena a pezzi, gambe addormentate e il sedere non lo senti più": gli stessi sintomi di un attacco di colite. Non prendertela, centauro, non è una provocazione ma un fatto: l'avventura in bici sta a quella su una moto come la traversata della Manica a nuoto sta ad un pediluvio con l'acqua calda... e questo è tutto.

Ho scritto queste righe perché non c'è amore senza rispetto, e rispettare non significa portare rumore e veleno in posti che hanno come caratteristica peculiare l'esserne privi. E' come bestemmiare in chiesa, come urlare al cimitero, come starnutire in un'incubatrice. E' così che la vedo. Io sono un automobilista, certo, e sono stato un motociclista, ma questo non mi impedisce di pensare o di scrivere quello che penso dei motociclisti e degli automobilisti, me compreso. Ho sentito motociclisti raccontare le proprie imprese ed accostarle ai viaggi in bici. Uno che va in moto tende a dimenticare che in bici si pedala. No! Un viaggio in bici è un'esperienza unica, lasciamo perdere le parentele, non contaminiamo lo spirito d'avventura e di sacrificio di chi conta solo sulle proprie forze, non cerchiamo parallelismi improbabili quando c'è chi si integra nella natura per vocazione e chi la natura la vince con la tecnologia. C'è un baratro, filosofico e pratico, incolmabile. Con questo non voglio assolutamente denigrare una categoria e metterne in discussione i valori. Anzi, il discrimine non sta nel riconoscere le differenze ma nel non accettarle. Ho molti amici motociclisti, buoni amici, ma nessun cugino.

Andare al lavoro in bicicletta conviene sotto tutti i punti di vista
Io lavoro a 16,2 km. da casa mia ed ho deciso che avrei raggiunto il mio posto di lavoro in bicicletta. Ho attrezzato la mia bici da trekking con borse impermeabili e sono riuscito ad essere piuttosto costante. Copro il tragitto in una mezzoretta tardando di soli dieci minuti rispetto all'automobile. L'abbigliamento che indosso durante la pedalata è quello tecnico e con un pò di senso pratico e spirito di adattamento anche le operazioni di pulizia personale e cambio d'abito possono essere gestite in regime di comfort. Il bilancio di questa esperienza si chiude positivamente: chi utilizza la bicicletta per i piccoli spostamenti quotidiani si tiene in forma senza rubare tempo al lavoro ed alla famiglia, vive un minimo di avventura quotidiana, risparmia, non inquina, non fa rumore, non occupa le aree di parcheggio, non incrementa il traffico e non vi rimane imbottigliato.
Dateci le piste ciclabili e togliamo il disturbo
BikeRide.itAgli utenti della strada che utilizzano mezzi diversi dall'automobile non è esplicitamente vietato circolare, più semplicemente, vengono messi nelle condizioni di sentirsi ospiti indesiderati: le strade sono ideate in funzione delle automobili e di nessun'altro mezzo. Anche riguardo alle regole vi è una disparità di trattamenti tanto acquisita e cronica quanto ingiusta. Il codice della strada, per esempio, vieta il sorpasso in corrispondenza di incroci e linee di mezzeria continue e prevede che questa manovra venga effettuata con prudenza, cioè adeguando la propria velocità a quella del mezzo che precede e segnalando per tempo la manovra con l'indicatore di direzione. Pensate a quante volte queste regole vengono infrante nel caso in cui il mezzo sorpassato è una bicicletta, incalcolabili, ed a quante volte queste infrazioni vengono rilevate dalle forze dell'ordine, praticamente mai. Forse perché è diffusa l'idea che i ciclisti sono dei cittadini di poco conto e che intralciano il traffico. In effetti, visto da dentro un'automobile, il diritto di precedenza rivendicato da un ciclista, anche se sacrosanto, si trasforma in una pretesa. E poi, nel traffico il ciclista và sorpassato per principio, non per necessità. Rallentare perché l'automobile che precede và piano non rende nervosi come farlo perché davanti c'è una bicicletta, rallentare per colpa di un ciclista all'automobilista gli rode, si sente defraudato di un diritto non sancito dal codice della strada ma conferitogli per promanazione divina. Bisogna ammettere che, di fatto, i ciclisti sono degli utenti della strada di serie B. Eppure la strada è di tutti, dei veloci e dei lenti, degli ingombranti e degli agili, dei disinvolti e degli impacciati, e se un'automobilista è costretto a rallentare per la presenza di un ciclista, in realtà, non subisce un torto, bensì paga lo scotto della condivisione degli spazi e della convivenza, lo stesso scotto che paga il ciclista quando respira smog e resta assordato dai rumori del traffico. Su un fatto concordo: i ciclisti dovrebbero sparire dalle strade delle automobili, dateci le piste ciclabili e togliamo il disturbo.

Marco Addio, ragazzo di Romagna,
scalatore venuto dalla pianura.
Addio, pirata di montagna,
prodigioso scherzo della natura.
Forte,
più delle salite, più degli avversari, più dell'amor proprio,
troppo forte per non restare solo,
inesorabilmente,
in gara e nella vita.
Quando il gruppo salirà
io ti cercherò in mezzo a loro,
aspetterò la tua progressione incontenibile,
tiferò per te... per sempre!

L'ecologia prima di tutto
Un vero cicloturista è un amante della natura, fin qui tutti d'accordo. Ma ci sono schiere di motociclisti ed automobilisti convinti di esserlo. E se tanto mi dà tanto, chi può impedire ad un sedicente cicloturista di disfarsi di lubrificanti e solventi di risulta nello scarico di un lavandino? E' come quando si dice "io non butto mai nulla dalla bici" e risponde il coro "neanch'io", "nemmeno io", "non sia mai", "vergogna".
E allora chi si prende la briga di spargere per strada borracce e copertoni da ventotto pollici... o li vedo soltanto io?
Io conservo lubrificanti e solventi di risulta nelle bottiglie in PVC da 2 litri, le normalissime bottiglie per l'acqua. E periodicamente le consegno al consorzio per gli olii usati. Fatti un favore, fallo anche tu.

Il panno pulito che non lascia pelucchi
Uno straccio, l'emblema della miseria, eppure ci sono dei momenti in cui pagheremmo cifre fuori mercato per averne uno pulito. Gli scottex vanno bene per assorbire o come tovaglietta d'appoggio, ma quando si tratta di pulire energicamente senza creare briciole e poltiglia la vecchia maglietta della "fruit of the loom" è il massimo. Una volta sporca, però, l'incantesimo si rompe. Proviamo a conservarla lì sullo scaffale fra l'antigelo e lo spray per lucidare i cruscotti ma la bastarda resta sporca. L'uomo medio confida nel fatto che si autolavi, che lo sporco abbia un decadimento chimico ed abbandoni il tessuto. Invece la stronza comincia a puzzare di frigorifero spento lasciato chiuso e si impolvera, inesorabilmente. Perchè? E' inspiegabile? Perchè non la ritrovo profumata, stirata e piegata come tutte le altre magliette? E allora arriva l'illuminazione. E' un attimo, un gesto compiuto in stato di semi-incoscienza, ops, e finisce nel portabiancheria. Ma non sei scemo, lo sai che non si fa, infatti te lo sei già dimenticato. Completamente rimosso. Tant'è vero che quando tua moglie ti si para davanti imbufalita tu cadi dalle nuvole e con l'innocenza di una mammola le chiedi "chi, io?" Ma in casa siete solo in due e lei non sale in bici dalla cresima. Non ti resta che confessare fra le lacrime. A quel punto tua moglie, mossa a compassione, ti affida le sue misteriose istruzioni ed un comodissimo blocchetto di sapone di marsiglia col manico, salvo scoprire che trattasi di portasapone saldato per fossilizzazione, altro che manico. Svuoti la boccia dei pesci disabitata dal '64 e ti cimenti. Ebbene si, il marito, l'idiota, sono io. Ma adesso sono un uomo nuovo. Faccio il bucato e lo stendo. Sono solo stracci ma sappiamo bene quanto valgono.
La Ciclopista del Sole... al tramonto
BikeRide.itEscludendo il tratto dal Brennero al Lago di Garda, 250 chilometri su 3000, la famigerata "ciclopista del sole" esiste solo sulla carta. Non aspettarti una pista ciclabile attrezzata ed a traffico limitato modello nord Europa. Con questo non voglio sminuirla, i posti attraversati sono di grande rilevanza turistica ma, oggettivamente, la nostra penisola è bella tutta, e non basta che una strada attraversi dei bei posti per promuoverla a ciclopista. Una ciclopista è una strada per ciclisti attrezzata e sicura su due sensi di marcia, e da questo punto di vista la "ciclopista del sole" è un ologramma, non esiste. In Germania dal 2002 al 2006 sono stati stanziati 100 milioni di euro per realizzare e manutenere piste ciclabili lungo le autostrade federali. Dal 2007 si è deciso di investire 80 milioni di euro l'anno. Dal 2002 al 2006 l'Italia ha investito 5 milioni di euro, pochissimi, e per di più non si capisce che fine abbiano fatto. La Spagna con gli stessi soldi ha trasformato 1.600 chilometri di ferrovie abbandonate in Vias Verdes, cioè percorsi riservati a biciclette, pedoni e cavalli. In Italia la Fiab ha individuato dal 1996 la "ciclopista del sole", 3000 chilometri per spostarsi in bici dal Brennero alla Sicilia, che andrebbero evidenziati con apposita segnaletica sul territorio, ma solo la casa editrice Ediciclo è stata sensibile all'iniziativa pubblicando le mappe di alcuni tratti. Sempre in Italia, secondo i calcoli di Legambiente, ci sono complessivamente 2.413 chilometri di percorsi per le biciclette. Solo a Monaco di Baviera, che ha lo stesso numero di abitanti di Milano, ne esistono 1200. C'è poco da stare allegri, la crisi per noi ciclisti non è una novità, c'è sempre stata, i tempi delle vacche grasse non sono mai esistiti, noi ciclisti italiani contiamo poco da vivi e niente da morti ed è anche colpa nostra, quando si parla di queste cose il ciclista medio cade dalle nuvole, non c'è spirito di gruppo, di più, non c'è consapevolezza... è ora di svegliarsi!

Una striscia di Gaza lunga da qui a Plutone
Cos'è un ciglio di strada? Il margine della strada. E poi? Il posto al di là dell'asfalto e al di qua del guardrail. E poi? Il posto dove, un giorno, la macchina mi ha lasciato a piedi. E poi? Il posto dove mettono i cartelloni pubblicitari.
Se solo per una volta, senza un motivo, tu fermassi l'auto sul ciglio della strada, non perché hai sentito un rumore strano provenire dal cofano o perché devi pisciare o perché guidi talmente bene che al bambino viene da vomitare, e nemmeno perché c'è un panorama fantastico. Se provassi, così, senza una ragione, ad evadere da quella confortevole gabbia semovente comprata a rate. Ma non in corrispondenza di una piazzola di sosta, li lo fanno tutti, e tutti per lasciare una traccia. Se ti fermassi proprio laddove non verrebbe in mente a nessuno. Ma non quando sei in vacanza e non hai altro da fare, in quel momento non sei abbastanza te stesso, e non sei abbastanza incazzato, non saresti critico neanche su tua suocera. Fermati mentre vai al lavoro, un giorno che sei in ritardo, in quel posto che sai, quello che quando ci passi pensi, non sai bene a cosa, non sai bene perchè, ma quel posto ti fa pensare. Fermati. Scendi. Vivi. Vedrai che il ciglio di strada che percorri tutti i santi giorni non è una quinta di teatro muta e inodore. Anzi, sa di terra e asfalto, merda e gas combusti. Non sei sorpreso, no, piuttosto, infastidito. Non rientrare in macchina, resisti, anche se sei in ritardo e la camicia ti si appiccica addosso, rinuncia alla tua cattività per qualche minuto. Prova a respirare senza filtro antipolline, tranquillo, il ricircolo dell'aria non appannerà i vetri, respira. Senti un cane che abbaia in lontananza, pensi che presto verrà ad aggredirti e che è l'unico essere vivente nel raggio di 3 km. Povero illuso, sappi che ci sono 37 lucertole, una coppia di bisce ed una intera famiglia di ricci di campagna che osservano ogni tua mossa, senza contare un migliaio fra mosche dello sterco, api terricole, cimici del fieno e tafani, e, per tua fortuna, smidollato come sei, nessuna di queste orrende bestie può rappresentere un pericolo. Ma tu, animale evoluto, riesci a vedere solo la colonia di buste di plastica che popola la vegetazione spontanea. Nel frattempo il cane si è avvicinato e ti guarda. Coda dritta, un orecchio teso e l'altro floscio. Adesso saltella sulle zampe anteriori senza piegarle. Non chiederti perchè sei lì, aspetta, non è il momento. BikeRide.itProva a fare qualche passo lungo il ciglio della strada, prova a guardare il mondo con gli occhi di quel cane. Eccolo, il rombo è forte, minaccioso, prepotente, è solo un'utilitaria ma a 100 orari fa paura. C'è una buca che la gomma asseconda schioccando una frustata sull'asfalto e muovendo la terra, sei investito da un alito pesante, umanamente gelido, termicamente torrido, chimicamente velenoso. Osservi quella rumorosa scatola d'acciaio nel suo arrancare contro natura su un nastro di bitume appiattito ad arte da altri animali come te, evoluti, e te ne vergogni. Cento metri più avanti c'è la carogna di un cane di media taglia gonfia di putrescenza che sembra una zampogna, poco più in là se ne indovina un'altra, più vecchia, ridotta ad uno zerbino. Sono le tracce di una guerra combattuta tutti i giorni, dappertutto, senza bollettini, senza echi, senza morti né feriti che siano degni di nota. Il movente è sempre quello, la rivendicazione del possesso di un territorio, il diritto allo sfruttamento ed all'occupazione. Quella è una strada fatta dagli uomini per farci correre le proprie scatole di ferro. E' così da un secolo e così sarà, per l'eternità. Ti accorgi che lungo i margini il tappeto d'asfalto è corroso, perforato da fili d'erba ed infiorescenze, aggredito dal lento ma inesorabile metabolismo della natura che, a dispetto della nostra indole conservatrice, pone fine ad ogni cosa allo scopo di perpetuarsi. Il fine è l'eternità, comunque, solo vista in un modo diverso, meno individualista, in un contesto più ampio ed armonico, più naturale.
Allora. Cos'è un ciglio di strada? Un limite, una linea di confine, una trincea. E poi? Un immondezzaio, una discarica a cielo aperto, una latrina, una fossa comune. E poi? E' una corsia che non c'è, riservata a quelli che è meglio che si scansino, ai lenti, a quelli che non tengono il ritmo, agli sfigati, alle gente ai margini, alla gente di strada che non è padrona nemmeno di quella. E poi? Ci puoi trovare animali randagi, anime randagie, poveri cristi a cui piace sudare, respirare miasmi e farsi sfiorare dalle auto in corsa. Rischiano e poi si lamentano, come quella in minigonna che è stata stuprata, te la sei cercata, che ti lamenti? E poi? Ci puoi trovare auto in avaria, gente in avaria, ragazze che vendono l'illusione di concedersi ad un uomo mentre si affittano per tre minuti ad un maiale. E poi? Avanti, cos'è un ciglio di strada? E' il vero limite fra l'essere umano e madre natura, il posto in cui releghiamo il mondo e, allo stesso tempo, la soglia del nostro ghetto, una striscia di Gaza lunga da qui a Plutone.
Bicicletta e patente, confusione e delirio
BikeRide.it- 15 luglio 2009 - Varate le nuove norme stradali
Come al solito non prevedono nulla a tutela della categoria di gran lunga più a rischio: i ciclisti. Evidentemente i nostri politici ignorano le statistiche sugli incidenti stradali o, più probabilmente, ci considerano carne da macello indegna di qualsiasi intervento di tutela. Fin qui tutto normale ma mai porre limiti al peggio. Ecco l'articolo 3 comma 48/2 testualmente riportato: Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell'ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell'articolo 126-bis. In pratica si estende la punibilità con la conseguente sottrazione di punti, se si è in possesso di una qualsiasi patente di guida, anche a tutti i trasgressori che si trovano alla guida di una bicicletta, di un carro trainato da buoi, di uno skateboard, di un carrello della spesa. Sia chiaro, tutti devono rispettare il codice della strada esattamente come gli automobilisti. Tuttavia, se vado in bicicletta utilizzo un mezzo per cui non è necessario avere la patente. Allora ai ciclisti che non hanno la patente cosa facciamo? ...togliamo i punti dalla carta di identità? ...e se sono dodicenni? ...decurtazione preventiva dei punti per la patente che prenderanno?
Questa legge manca di un presupposto fondamentale per essere definita tale: non è applicabile a tutti in egual misura, pertanto è iniqua.
Questa legge è una novità a livello mondiale, un'altro primato della nostra povera Italia che nessuno mai ci invidierà.
Questa è una legge fatta con i piedi da politici incompetenti, confusi dal loro stesso delirio, alieni al vivere quotidiano.
- 1 ottobre 2009 - "I ciclisti multati in questi mesi vedranno reintegrati i punti sulla patente"
Questa è la notizia tendenziosa apparsa su molti giornali e strombazzata dai notiziari. Ma quando mai? La verità è che i malcapitati dovranno presentare ricorso per farsi restituire i punti tolti!
Ma perchè un cittadino, già vittima di una legge iniqua, dovrebbe sobbarcarsi questa incombenza? ...perchè deve continuare a pagare per errori altrui? ...e perchè l'inettitudine del Ministro dei Trasporti e di quello degli Interni deve restare impunita? ...e perchè il disinteresse dell'intero corpo parlamentare che ha permesso il parto di tale sgorbio legislativo non deve essere contestato? ...perchè tutti i danni economici ed amministrativi di questo maldestro intervento devono rimanere sulle spalle dei cittadini? ...perchè i giornali devono "truccare" le notizie ad arte? ...e perchè nemmeno giornalisti ed editori sono passibili di alcunchè se la parte offesa è il pubblico? Che schifo!

Le buone idee sono opportunità perse se non si traducono in legge
BikeRide.itI governi dei Paesi nord-europei attribuiscono alla bicicletta un ruolo strategico ed investono molti soldi in infrastrutture e politiche di incentivazione ...sono degli spendaccioni? No! Chi utilizza la bicicletta per i piccoli spostamenti almeno per due ore alla settimana rischia una malattia cardiovascolare 40 volte meno degli altri, risparmia, non occupa un posto auto, non brucia carburante, non produce CO2, non fa rumore, non incrementa il traffico e non vi rimane imbottigliato. Pensate al risparmio del sistema sanitario nazionale per malattie cardiovascolari e tumori, al contenimento del debito verso i paesi produttori di petrolio ed a tutti gli altri benefici economici ed ecologici. E l'Italia resta a guardare... e c'è poco da meravigliarsi, anzi, c'è da sorprendersi del fatto che non sia stata istituita una supertassa sulle bici visto che non fanno crescere il PIL e di conseguenza, secondo i più bigotti degli economisti, l'economia. Le amministrazioni locali meridionali, poi, soffrono il mito della pista ciclabile elettorale: un inutilizzabile ciglio di strada largo 50 cm. a doppio senso di circolazione. Ne inaugurano una sotto ogni campagna elettorale salvo poi lasciarla cadere in stato di abbandono ...vero inghiottitoio di denaro pubblico la pista elettorale zigzaga fra i platani e le panchine, sale e scende dai marciapiedi, è perennemente occupata da mezzi in sosta e cassonetti per i rifiuti e, soprattutto, non porta da nessuna parte ...ma costa di più se và, per esempio, dall'università alla stazione? Voltiamo pagina. Promuoviamo la realizzazione di una rete viaria alternativa, riservata a ciclisti e pedoni, con una propria segnaletica e dei Vigili Urbani dedicati. Ogni importante terminale del trasporto pubblico deve essere dotato di cicloparcheggio sorvegliato. Le spese per l'acquisto e la manutenzione della bicicletta devono essere assoggettate all'aliquota IVA del 4% e devono essere detraibili dalla dichiarazione dei redditi assimilandole alle spese mediche. Chi si reca al lavoro in bicicletta dovrebbe godere di un incentivo come accade agli impiegati pubblici svedesi. Insomma, le idee per un mondo migliore ci sono... le leggi no.
Eva, la ragazza che sorrideva BikeRide.it
Eva è la ragazza nella foto, guardala, è una degli oltre trecento morti in bici del 2009. Sarà la numero 307? ...o la 314? Comunque vale uno. Per le statistiche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è una misera unità, un'inezia che non giustifica iniziative regolamentari o interventi legislativi. Si è spezzata una vita, è finita in un modo orribile. L'hai mai visto un cane sfatto da un'auto? Dà fastidio vero? E' disgustoso pensarci, ma è così che si finisce quando si viene investiti. Quegli occhi, quel sorriso, quell'indice da bambina che mostra il suo destino, quelle aspettative, giacciono sfatte da un'auto e valgono uno. Un giudice eviterà di rovinare la vita a qualcuno che, invece, l'ha tolta a qualcun'altro, sarà ritirata una patente per sei mesi, un avvocato incasserà una sostanziosa parcella, l'assicurazione avrà un motivo in più per aumentare le tariffe, e Eva? Ai fini statistici vale uno, ai fini legali zero. Un finale già scritto che non si può accettare, proprio non si può, per Eva, per gli altri trecento morti di quest'anno e, soprattutto, per quelli che ancora pedalano. Troppo facile appellarsi all'imprudenza o all'istinto suicida di pedoni e ciclisti quando si è protetti da una tonnellata d'acciaio, tant'è vero che la legge appiana questa condizione di inferiorità, se solo fosse applicata! Semplicistico dire "il tassista che l'ha investita stava lavorando, mica come il drogato ubriacone che ha ammazzato due pedoni"
Se si parla di intenzionalità dell'omicidio sono d'accordo, mettersi alla guida in condizioni non idonee deve costituire un'aggravante, si configura un omicidio intenzionale o preterintenzionale, ovvero, un assassinio. Se, invece, ci si riferisce ad attenuanti della colpa, dissento con tutte le mie forze. Se investo qualcuno che ha tutto il diritto di trovarsi lì dove si trova e lo ammazzo, è omicidio colposo. Il fatto che l'investitore stia lavorando o stia andando a un rave party non fa alcuna differenza, non è giusto chiamarlo assassino ma resta un omicida a tutti gli effetti, e deve pagare. Il problema è che ammazzare qualcuno mentre si guida, almeno in Italia, è un reato depenalizzato, di fatto. Se mi cade una chiave inglese dal balcone ed ammazzo un passante è omicidio colposo e mi faccio da 6 mesi a 5 anni. Se guido un mezzo assicurato e investo qualcuno causandone la morte non è mai omicidio colposo, l'assicurazione paga in sede civile e penalmente non ci sono conseguenze se non formali. Chi guida un veicolo assicurato in questo paese ha, di fatto, la licenza di uccidere impunemente, tassista o pirata della strada che sia, e questa è una realtà oggettiva quanto insopportabile. Le regole ci sono e vanno rispettate. Eva è stata strappata alla vita brutalmente, il suo giovane corpo è stato sgualcito, il suo futuro negato. Pagare!!! Il tempo dei condoni deve finire.

Bollettino di guerra, un morto e 40 feriti
BikeRide.itE' questa la dimensione della tragedia che ogni giorno si consuma sulle strade italiane. Ogni giorno, in Italia, perde la vita un ciclista e 40 sono quelli che finiscono in ospedale per ferite più o meno gravi. E' quanto emerge da un'inchiesta pubblicata sul numero di maggio 2009 del Centauro, organo ufficiale dell'ASAPS. I numeri parlano di una vera emergenza perché secondo le statistiche nel 2007 (fonte Istat) in 15.713 incidenti sono morti 352 ciclisti, +11% rispetto al 2005, 14.535 sono rimasti feriti +16,5%. Insomma parliamo di quasi 1000 morti negli ultimi 3 anni. E chi obietta che rispetto ai 6000 morti l'anno per incidenti stradali le vittime che pedalano sono poca cosa sbaglia di grosso: il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per i ciclisti è 2,18, il più alto in assoluto, più del doppio rispetto al valore base. Si pensi che per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06. Le moto fanno peggio (1,96) ma non arrivano al livello dei ciclisti. La percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è passata dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007. Quella dei feriti è passata dal 3,7 al 4,5%. E l'analisi dei dati non è meno preoccupante perché si scopre che i bambini da 0-14 anni che hanno perso la vita con la bici nel 2007 sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina). Due nella fascia fino a 5 anni (di cui uno trasportato), 1 in quella che va da 6 a 9. Nell'età da 10 a 14 anni si conta il numero più alto in assoluto con 9 morti, mentre le vittime fra gli over 65 sono 170 (141 maschi e 29 femmine), pari al 48%. Le regioni che contano più vittime sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, dove circolano più bici per tradizione. Attenzione! Dietro i freddi numeri ci sono persone, famiglie, drammi.
BikeRide.it Un viaggio in bici è un'avventura e qualche problema fa parte del gioco
E' quando si vivono le difficoltà che la tempra del viaggiatore ti dà la forza di non mollare fino a quando, proprio lì dietro l'angolo, la soluzione al tuo problema trasforma in un ricordo, il più bello, la tua difficoltà. Noi cicloturisti viviamo un'altra dimensione, possiamo passare per pazzi o per quelli che hanno capito tutto ma non possiamo essere compresi, solo noi sappiamo che il mondo visto da una bici è così duro. Però dobbiamo essere consapevoli che una volta scesi dalla sella abbiamo fallito, non svuotare di significato il tuo viaggio in bicicletta, non fermarti.
Viaggiando ti capiterà di vedere posti bellissimi e di vivere situazioni ideali, sarà in quei momenti che dovrai vincere la tentazione di fermarti. Dopo la splendida persona che hai incontrato o il magnifico angolo di mondo che hai scoperto, proprio lì dietro l'angolo, ti aspettano persone ed esperienze mille volte più belle. Noi cicloturisti viviamo un'altra dimensione, possiamo passare inosservati o affascinare ma non possiamo essere compresi, solo noi sappiamo che il mondo visto da una bici è così bello. Ma dobbiamo essere consapevoli che una volta scesi dalla sella l'incantesimo si rompe, non svuotare di significato il tuo viaggio in bici, non fermarti mai!

La vacanza è uno stato d'animo, non una condizione
Sentirsi in vacanza non significa necessariamente esserlo. Ci si può sentire in vacanza anche durante una normale giornata di lavoro, prendendo qualcosa al bar o facendo la spesa, mentre si cucina o sparecchiando la tavola, basta volerlo, o meglio, basta chiedersi "perchè no?"
Cosa ci impedisce di star tranquilli, rilassati, sorridenti e in pace con noi stessi anche mentre sfidiamo la statistica cercando un parcheggio? Lo stress, la fretta o l'abitudine? Rompi il meccanismo ansiogeno, inventa qualcosa, non so, fai finta che ci sia un premio in gettoni d'oro per chi parcheggia per ultimo. Tanto avere i peli dritti dalla rabbia non ti aiuterà, anzi. Accendi lo stereo e ascolta un pò di musica, oppure spegnilo e canticchia, mettiti a tuo agio. Non è necessario dimenticare gli improrogabili impegni che stipano la tua agenda, è sufficiente dar loro la giusta dimensione, il giusto valore. Hai presente quella volta che sei andato al funerale di quel tuo conoscente, ecco, davanti alla morte siamo tutti realisti ma non perchè siamo emozionati o angosciati o sotto choc. E' come se chi è volato in cielo ci trascinasse con se per qualche metro permettendoci di vedere meglio, dall'alto, di dare la giusta dimensione alle "cose". Non parlo di "cose terrene viste con la prospettiva della morte", che poi sarebbe il nome della cartella in cui di solito archiviamo questo tipo di esperienze. Parlo di "cose" della vita, "cose" che sono la vita stessa, "cose" importanti che meritano di essere fatte e di essere vissute con serenità.

Chi me lo fa fare
Ciao, volevo solo dirti che ho trovato interessante il tuo sito, avevo già voglia di fare qualcosa con la bici per la prossima estate, adesso ne ho ancora di più. Ciao, grazie. Stefano
Ciao Stefano, quando, nell'ormai lontano 1997, cercai le parole "viaggio" e "bicicletta" su Altavista, il motore di ricerca più in voga dell'epoca, non trovai nulla. Due anni dopo, mentre affrontavo una salita di quelle che, o pensi ad altro o scendi dalla bici, decisi di colmare quel vuoto e nacque "BikeRide.it". Da allora sono cambiate tante cose, i motori di ricerca sono più efficienti, gli utenti sono tanti e più esperti, assessorati al turismo, tour operators, proloco, associazioni nazionali e regionali mettono a disposizione informazioni più complete e dettagliate di quanto io possa mai offrire. Io sono solo, il mio è un sito personale che si misura con siti aziendali ed istituzionali, che senso ha? E’ un impegno, e il dubbio che non serva a nulla mi spinge spesso a mollare. Poi arriva, puntuale, l'email di qualcuno che non ti chiede quale bici comprare o quanto costa attraversare la Manica con bici a seguito. E' semplice, giusto due righe, l'email di qualcuno che ha sentito il bisogno di dire grazie e che, soprattutto, ha sentito il mio bisogno di sentirmelo dire.
Prego Stefano, prego, con tutto il cuore. Alessio

Condannati all'inquinamento passivo BikeRide.it
Condividere la strada con le automobili significa sopportarne i rumori, l'ingombro e i gas di scarico. In Italia il parco auto circolante aumenta di mezzo milione all'anno e l'incremento della percorrenza chilometrica complessiva supera il 5% annuo ormai da molti anni. Le strade diventano sempre più adatte alle automobili, ai loro abitacoli sigillati, ai loro sistemi di filtraggio e ricircolo dell'aria... mentre agli utenti della strada che non circolano dentro un'automobile non resta che inalare i residui di combustione altrui. Sempre più spesso nelle nostre città si rilevano livelli di inquinamento oltre i limiti di guardia e sono in molti a pensare che quei limiti sarebbero da rivedere perché troppo permissivi: considerano l'impatto immediato sulla salute e non tengono conto delle prolungate esposizioni alle numerosissime sostanze nocive prodotte dai motori a scoppio. Fin qui tutto chiaro, tutti d'accordo... "è il solito monito ecologista ovvio e sterile, di indiscutibile interesse, certo... ma io che ci posso fare?" ...beh, nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente solo perché poteva fare troppo poco. In gioco c'è la salute pubblica, o se preferisci, la tua e quella dei tuoi cari presenti e futuri! Ma cosa si potrebbe fare per limitare il livello di inquinamento? ...e cosa viene fatto effettivamente? CONTINUA>>