BikeRide.it
ALESSIO

La Ciclopista del Sole... al tramonto
23/02/2011 11:12:17

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Escludendo il tratto dal Brennero al Lago di Garda, 250 chilometri su 3000, la famigerata ciclopista del sole esiste solo sulla carta. Non aspettarti una pista ciclabile attrezzata ed a traffico limitato modello nord Europa. Con questo non voglio sminuirla, i posti attraversati sono di grande rilevanza turistica ma, oggettivamente, la nostra penisola è bella tutta, e non basta che una strada attraversi dei bei posti per promuoverla a ciclopista. Una ciclopista è una strada per ciclisti attrezzata e sicura su due sensi di marcia, e da questo punto di vista la ciclopista del sole è un ologramma, non esiste. In Germania dal 2002 al 2006 sono stati stanziati 100 milioni di euro per realizzare e manutenere piste ciclabili lungo le autostrade federali. Dal 2007 si è deciso di investire 80 milioni di euro l’anno. Dal 2002 al 2006 l’Italia ha investito 5 milioni di euro, pochissimi, e per di più non si capisce che fine abbiano fatto. La Spagna con gli stessi soldi ha trasformato 1.600 chilometri di ferrovie abbandonate in Vias Verdes, cioè percorsi riservati a biciclette, pedoni e cavalli. In Italia la Fiab ha individuato dal 1996 la ciclopista del sole, 3000 chilometri per spostarsi in bici dal Brennero alla Sicilia, che andrebbero evidenziati con apposita segnaletica sul territorio, ma solo la casa editrice Ediciclo è stata sensibile all’iniziativa pubblicando le mappe di alcuni tratti. Sempre in Italia, secondo i calcoli di Legambiente, ci sono complessivamente 2.413 chilometri di percorsi per le biciclette. Solo a Monaco di Baviera, che ha lo stesso numero di abitanti di Milano, ne esistono 1200. C’è poco da stare allegri, la crisi per noi ciclisti non è una novità, c’è sempre stata, i tempi delle vacche grasse non sono mai esistiti, noi ciclisti italiani contiamo poco da vivi e niente da morti ed è anche colpa nostra, quando si parla di queste cose il ciclista medio cade dalle nuvole, non c’è spirito di gruppo, di più, non c’è consapevolezza... è ora di svegliarsi!

Il Corridoio Verde Adriatico... morto in culla
Ho deciso di fare una piccola ricerca allo scopo di capire come mai il Corridoio Verde Adriatico, una ciclabile di livello nazionale sbandierata da enti, associazioni ed organi di stampa, in realtà non esista, almeno in Puglia. Dopo lungo scartabellare di siti istituzionali e criptico materiale informativo sono riuscito a capire che, in Puglia, l’itinerario si connette alla rete ciclabile a finanziamento europeo come da progetto Cy.ro.n.med. che coinvolge Italia, Malta, Cipro e Grecia. Vi invito a consultare il sito, di cui ho inserito il link, ed a rimanere anche voi agghiacciati dal vuoto atomico che lo caratterizza. Nessuna mappa dettagliata, nessuna foto, nessun riferimento a date, luoghi, nomi. Insomma il nulla fatto sito. Dopo tutto una ciclabile è una roba pratica: permessi, pavimentazione, dissuasori, segnaletica. Niente di più. Invece pare che tutto si fermi al progetto, un progetto lato, generico, delirante, con quell’effetto vedo non vedo tipico dei venditori di fuffa, che poi è quello che serve per avere gli stanziamenti europei. Per il resto? Nisba! Per imbastire un percorso scorrevole per attraversare la Puglia da nord a sud ci ho messo dieci minuti. Molto più dettagliato, e ci voleva poco, di quello che troverete nel sito della Cy.ro.n.med. e senza chiedere finanziamenti all’Europa! Sono davvero, come li chiamano, investimenti per la valorizzazione dei territori, della sicurezza e del turismo? No! Fiumi di denaro pubblico in tasca a quattro cialtroni che non hanno mai pedalato nemmeno da piccoli.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8479


CommentaScrivi post



La ciclopista del sole
28/12/2014 22:17:11

Commento di GIORGIO T.Contatta
trengio@libero.it

Vedo che sei molto informato, lo vorrei anch’io per dibattere l’argomento e condividere la tua idea. dove trovi le notizie? grazie GiorgioT.



CommentaScrivi post
ALESSIO

Dateci le piste ciclabili e togliamo il disturbo
23/03/2013 11:09:23

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Agli utenti della strada che utilizzano mezzi diversi dall’automobile non è esplicitamente vietato circolare, più semplicemente, vengono messi nelle condizioni di sentirsi ospiti indesiderati: le strade sono ideate in funzione delle automobili e di nessun’altro mezzo. Anche riguardo alle regole vi è una disparità di trattamenti tanto acquisita e cronica quanto ingiusta. Il codice della strada, per esempio, vieta il sorpasso in corrispondenza di incroci e linee di mezzeria continue e prevede che questa manovra venga effettuata con prudenza, cioè adeguando la propria velocità a quella del mezzo che precede e segnalando per tempo la manovra con l’indicatore di direzione. Pensate a quante volte queste regole vengono infrante nel caso in cui il mezzo sorpassato è una bicicletta, incalcolabili, ed a quante volte queste infrazioni vengono rilevate dalle forze dell’ordine, praticamente mai. Forse perché è diffusa l’idea che i ciclisti sono dei cittadini di poco conto e che intralciano il traffico. In effetti, visto da dentro un’automobile, il diritto di precedenza rivendicato da un ciclista, anche se sacrosanto, si trasforma in una pretesa. E poi, nel traffico il ciclista và sorpassato per principio, non per necessità. Rallentare perché l’automobile che precede và piano non rende nervosi come farlo perché davanti c’è una bicicletta, rallentare per colpa di un ciclista all’automobilista gli rode, si sente defraudato di un diritto non sancito dal codice della strada ma conferitogli per promanazione divina. Bisogna ammettere che, di fatto, i ciclisti sono degli utenti della strada di serie B. Eppure la strada è di tutti, dei veloci e dei lenti, degli ingombranti e degli agili, dei disinvolti e degli impacciati, e se un’automobilista è costretto a rallentare per la presenza di un ciclista, in realtà, non subisce un torto, bensì paga lo scotto della condivisione degli spazi e della convivenza, lo stesso scotto che paga il ciclista quando respira smog e resta assordato dai rumori del traffico. Su un fatto concordo: i ciclisti dovrebbero sparire dalle strade delle automobili, dateci le piste ciclabili e togliamo il disturbo.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8480


CommentaScrivi post
ALESSIO

I ciclisti sono lacrime
23/02/2013 11:13:27

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

I ciclisti sono lacrime, lacrime della strada, lacrime al contrario,
costrette a non cadere ma solo a scivolare.
I ciclisti sono statue, statue di sabbia, di ansia di partire,
destinate a sgretolarsi per la voglia di tornare.
I ciclisti sono silenzi, silenzi di noia, di voglia di cambiare,
e cercare il nuovo in un movimento sempre uguale.
I ciclisti sono segni di biro, scarabocchi di sangue, di polpacci squadrati,
motori di carne che muove il metallo, macchie di vita da un finestrino.
I ciclisti sono polvere, polvere di sale, di ferro e di salita,
di forza che è finita, di livore sui pedali.

(Alessio Di Tommaso, 21/09/2004)

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8485


CommentaScrivi post



ALESSIO

Salire in montagna
25/10/2012 22:59:38

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Salire in montagna non è follia,
e nemmeno masochismo.

Sul piano inclinato ci sei tu,
la tua determinazione,
la tua capacità di galleggiare sui tuoi limiti.

Salire in montagna è conoscenza di se,
profonda e intima.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8823


CommentaScrivi post
ALESSIO

E la ferrovia divenne ciclabile
02/03/2012 16:47:47

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Molte tratte abbandonate sono state riconvertite in piste ciclabili, per la gioia di ambientalisti e turisti slow. Altre sono veri musei open, da scoprire. Magari il 4 marzo, nella Giornata dei treni dimenticati.
In bici sulle strade dei treni. Succederà domenica in occasione della quinta giornata nazionale delle ferrovie dimenticate promossa da Co.Mo.Do, la Confederazione della mobilità dolce che raccoglie al suo interno una articolata rete di gruppi e associazioni. Quasi 100 gli eventi programmati in tutta Italia in questo week end, tra passeggiate, mostre e visite guidate, per far riscoprire ai cittadini il fascino dello spostamento lento, utilizzando eccezionalmente il treno ripristinato solo per la manifestazione, oppure le biciclette lungo i vecchi sedimi ferroviari.

L’obiettivo della manifestazione è valorizzare questo vasto patrimonio riportandolo alla sua funzione originaria riattivando le linee, oppure trasformandolo in percorsi ciclabili, pedonali, in passeggiate equestri. Proprio come, per esempio, hanno già fatto da tempo in Spagna, dove la fondazione Vias Verdes ha dotato il paese di un sistema di 1.600 chilometri da percorrere in bicicletta o a cavallo, lontano dalle strade principali e immersi nella natura.

In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie abbandonate, la maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate - dichiara Antonio Dalla Venezia, presidente della Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta, che all’argomento ha dedicato uno studio Dalle rotaie alle bici, a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi - Ora bisogna impegnarsi per prevenire l’assoluto degrado e distruzione di questo tesoro, puntando al riutilizzo dell’infrastruttura e alla sua riconversione.

La prima mossa, dunque, è coinvolgere l’opinione pubblica, con un calendario ricchissimo di eventi, tra passeggiate, mostre fotografiche e presentazione di libri. Si va dalla valle del Tanaro in Piemonte, ai tesori d’arte in valle Olona in Lombardia, dall’ex ferrovia Framura-Levanto in Liguria al trenino Udine-S.Daniele in Fiuli Venezia Giulia. E ancora: in bici sull’ex rotaia da Massa Marittima a Follonica in Toscana, trekking da Spoleto a Norcia in Umbria, in bici sull’ex ferrovia Capranica-Civitavecchia nel Lazio, alla scoperta del marchesato crotonese sull’ex rotaia in Calabria, la ferrovia del vino in Sicilia, la linea del carbone del Sulcis in Sardegna. In Emilia Romagna e nelle Marche, per celebrare i 150 anni dell’inaugurazione della tratta Rimini - Ancona, verrà effettuato un viaggio speciale a bordo di un treno storico, al traino di una locomotiva a vapore Fs di inizio Novecento. Le città turistiche dell’Adriatico devono la loro fortuna proprio all’arrivo della ferrovia. Durante il viaggio, a bordo del treno, Paolo Merlini presenterà il suo libro L’arte del viaggiare lento. A spasso per l’Italia senz’auto, Ediciclo.

L’intero programma con gli appuntamenti è scaricabile sul sito www.ferroviedimenticate.it.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8504


CommentaScrivi post
ALESSIO

Il reato di omicidio stradale può diventare realtà
29/02/2012 16:29:09

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Il reato di omicidio stradale, anche in Italia, sembra finalmente realtà.
Entro l’anno secondo Stefano Guarnieri, fondatore dell’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus e papà di questa vera e propria crociata nata nel dicembre del 2010 in collaborazione con l’Asaps, associazione amici polizia stradale (a cui si deve il nome di questo nuovo reato), il comune di Firenze e l’associazione Gabrile Borgogni.

Chiedo a tutti coloro che trovano inaccettabile l’attuale situazione di impunità di consultare la proposta e firmare: omicidiostradale.it.

Il Ministro dei trasporti Passera ha espresso alcune perplessità sulla modalità e la creazione del reato, ma poi ha anche sottolineato che la situazione attuale di sostanziale impunità di chi uccide alla guida non può essere tollerata. Un passo importante quindi, da quando dopo aver coinvolto lungo il percorso più di sessanta associazioni e raccolto 58 mila firme qualificate, la proposta dell’omicidio stradale è stata inserita dal presidente della commissione trasporti della Camera Mario Valducci nella legge delega della modifica del codice della strada. Insomma, forse ci siamo davvero.

Ma quali sono i punti principali della proposta? Essenzialmente quattro - spiega Guarnieri - il primo cambiare nome al reato. Sembra una banalità ma è importante perché alza il profilo del reato stesso nei confronti dei giudici: si passa da un omicidio di serie C a uno di serie A. Poi inasprire le pene, passando da un minimo di 3-8 anni a un massimo di 10-15 anni di prigione, per avere la certezza di far fare almeno un giorno di carcere ai colpevoli; quindi introdurre il concetto di flagranza di reato e, ultimo, quello dell’ergastolo della patente, ossia levare la possibilità - per sempre - di guidare ai colpevoli.

Tutti punti accettati, con la sola modifica del tasso alcolemico passato da 0,8 a 1,5. In più è stato inserito anche il concetto della pirateria stradale: anche chi non si ferma dopo un incidente rientra in questa fattispecie di reato di omicidio stradale.
Una norma simile c’è in Inghilterra dal 1988 e sta dando risultati straordinari: qui non si tratta di cercare vendetta ma di colmare un vuoto legislativo visto che oggi la legge non non ha nessun carattere di risarcimento delle vittime, non funziona da prevenzione e non funziona da riabilitazione per chi commette il reato di omicidio stradale.

Ora la questione, come ha spiegato il ministro Passera è mettere in piedi un’opportuna riflessione, sia in relazione ad una comparazione con quanto accade in ambito europeo - tenuto conto che un divieto assoluto di riconseguire la patente di guida, ovvero il divieto di circolazione alla guida di autoveicoli e motocicli sul territorio nazionale, appare unica nel suo genere in tutto il territorio UE e potrebbe risolversi in pregiudizio della libertà di circolazione sia in relazione al puntuale criterio di delega che fa riferimento espresso ai princìpi di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione nell’ambito dell’Unione europea. Tutti aspetti secondo i sostenitori dell’omicidio stradale che non comporteranno nessun problema visto che hanno già incassato diversi pareri favorevoli da giuristi di fama internazionale.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8503


CommentaScrivi post
ALESSIO

Città a misura di ciclista (gli 8 punti del Times)
08/02/2012 11:14:49

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Ci risiamo, un’altra bella faccia sorridente sulla quale riflettere. Lo scorso novembre Mary Bowers, giornalista di 27 anni, è stata travolta da un camion recandosi al lavoro. La campagna della prestigiosa testata giornalistica londinese per la quale lavorava, il Times, scaturisce dal triste evento che ha toccato direttamente la redazione del giornale. Al momento Mary è ancora ricoverata in ospedale stato di incoscienza.
Il Times ha pubblicato un manifesto di 8 punti chiedendo città a misura di ciclista e titolando Cosa da fare per salvare i nostri ciclisti.
  • I camion che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino
    la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

  • I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali
    per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

  • Deve essere condotto un audit nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Gran Bretagna e
    quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

  • Il 2% del budget dell’agenzia per le strade (equivalente dell’ANAS italiano) deve essere destinato alla creazione
    di piste ciclabili di nuova generazione, quindi 100 milioni di sterline all’anno per la creazione di infrastrutture
    ciclistiche. Ogni anno le città dovranno essere valutate sulla base della qualità dell’offerta ciclistica.

  • La formazione di ciclisti e autisti deve migliorare e la sicurezza dei ciclisti deve diventare
    una parte fondamentale dei test di guida.

  • 20 miglia all’ora (32 km/h) deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

  • I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo
    ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays

  • Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Più di 27.000 ciclisti sono stati uccisi o seriamente feriti sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni, scrivono adesso, nel più tombale e colpevole dei silenzi, aggiungerei. L’iniziativa ha avuto eco anche in Italia, dove è stata rilanciata da decine di blogger che chiedono ai media nostrani di seguire l’esempio del Times, ovvero dar voce a chi subisce da anni sorti peggiori: i ciclisti italiani. Non lo dico io ma le statistiche. Il dato che ha scosso l’opinione pubblica inglese, negli ultimi 10 anni sono rimasti uccisi 1.257 ciclisti, in Italia drammaticamente raddoppia, parliamo di 2.556 vittime.
A mio modesto parere la lista snocciolata dagli esimi giornalisti d’oltre manica vale poco. Trovo le proposte affrettate per un verso, sicuramente stilate da gente che in bici non ci va, e troppo specifiche in quanto riguardano pedissequamente il caso della giornalista. Il fatto è che i ciclisti non rischiano solo in città e che gli incidenti bici/camion hanno un’incidenza bassissima. D’altro canto i diritti per i quali mi batto da una intera vita sono stati sollevati da un autorevole organo di stampa, e questo mi riempie di speranza.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8483


CommentaScrivi post
ALESSIO

Marco
23/03/2011 22:15:02

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Addio, ragazzo di Romagna,
scalatore venuto dalla pianura.
Addio, pirata di montagna,
prodigioso scherzo della natura.
Forte,
più delle salite, più degli avversari, più dell’amor proprio,
troppo forte per non restare solo,
inesorabilmente,
in gara e nella vita.
Quando il gruppo salirà
io ti cercherò in mezzo a loro,
aspetterò la tua progressione incontenibile,
tiferò per te... per sempre!

(Alessio Di Tommaso, 15/02/2004)

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=9008


CommentaScrivi post
ALESSIO

Lettera ad un cugino mai nato
23/02/2011 11:08:16

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Carissimo motociclista che pretendi di essere mio cugino attaccandoti al numero di ruote, al cielo sulla testa, all’amore per la natura, omettendo quel che ti divide da me e dalla natura: gas tossici e rumori molesti. Con l’aria del grande avventuriero mi hai raccontato cosa si prova dopo aver fatto mille chilometri in un solo giorno schiena a pezzi, gambe addormentate e il sedere non lo senti più: gli stessi sintomi di un attacco di colite.
Non prendertela, centauro, non è una provocazione ma un fatto: l’avventura in bici sta a quella su una moto come la traversata della Manica a nuoto sta ad un pediluvio con l’acqua calda... e questo è tutto.


Ho scritto queste righe perché non c’è amore senza rispetto, e rispettare non significa portare rumore e veleno in posti che hanno come caratteristica peculiare l’esserne privi. E’ come bestemmiare in chiesa, come urlare al cimitero, come starnutire in un’incubatrice. E’ così che la vedo.
Io sono un automobilista, certo, e sono stato un motociclista, ma questo non mi impedisce di pensare o di scrivere quello che penso dei motociclisti e degli automobilisti, me compreso. Ho sentito motociclisti raccontare le proprie imprese ed accostarle ai viaggi in bici. Uno che va in moto tende a dimenticare che in bici si pedala. No! Un viaggio in bici è un’esperienza unica, lasciamo perdere le parentele, non contaminiamo lo spirito d’avventura e di sacrificio di chi conta solo sulle proprie forze, non cerchiamo parallelismi improbabili quando c’è chi si integra nella natura per vocazione e chi la natura la vince con la tecnologia. C’è un baratro, filosofico e pratico, incolmabile.
Con questo non voglio assolutamente denigrare una categoria e metterne in discussione i valori. Anzi, il discrimine non sta nel riconoscere le differenze ma nel non accettarle. Ho molti amici motociclisti, buoni amici, ma nessun cugino.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8475


CommentaScrivi post
ALESSIO

Bollettino di guerra, un morto e 40 feriti
23/02/2011 10:51:28

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

E’ questa la dimensione della tragedia che ogni giorno si consuma sulle strade italiane. Ogni giorno, in Italia, perde la vita un ciclista e 40 sono quelli che finiscono in ospedale per ferite più o meno gravi. E’ quanto emerge da un’inchiesta pubblicata sul numero di maggio 2009 del Centauro, organo ufficiale dell’ASAPS. I numeri parlano di una vera emergenza perché secondo le statistiche nel 2007 (fonte Istat) in 15.713 incidenti sono morti 352 ciclisti, +11% rispetto al 2005, 14.535 sono rimasti feriti +16,5%. Insomma parliamo di quasi 1000 morti negli ultimi 3 anni. E chi obietta che rispetto ai 6000 morti l’anno per incidenti stradali le vittime che pedalano sono poca cosa sbaglia di grosso: il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per i ciclisti è 2,18, il più alto in assoluto, più del doppio rispetto al valore base. Si pensi che per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06. Le moto fanno peggio (1,96) ma non arrivano al livello dei ciclisti. La percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è passata dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007. Quella dei feriti è passata dal 3,7 al 4,5%. E l’analisi dei dati non è meno preoccupante perché si scopre che i bambini da 0-14 anni che hanno perso la vita con la bici nel 2007 sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina). Due nella fascia fino a 5 anni (di cui uno trasportato), 1 in quella che va da 6 a 9. Nell’età da 10 a 14 anni si conta il numero più alto in assoluto con 9 morti, mentre le vittime fra gli over 65 sono 170 (141 maschi e 29 femmine), pari al 48%. Le regioni che contano più vittime sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, dove circolano più bici per tradizione. Attenzione! Dietro i freddi numeri ci sono persone, famiglie, drammi.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8481


CommentaScrivi post
ALESSIO

Bicicletta e patente, confusione e delirio
23/02/2011 10:45:03

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

  • 15 settembre 2010 - Si torna al punto di partenza
    La cancellazione della legge iniqua ed assurda che toglieva i punti dalla patente ai ciclisti multati è finalmente arrivata. Ma ripercorriamo le tristi fasi di questa storia di ordinaria inettitudine, esempio emblematico di come la cosa pubblica venga amministrata a casaccio...

  • 15 luglio 2009 - Varate le nuove norme stradali
    Come al solito non prevedono nulla a tutela della categoria di gran lunga più a rischio: i ciclisti. Evidentemente i nostri politici ignorano le statistiche sugli incidenti stradali o, più probabilmente, ci considerano carne da macello indegna di qualsiasi intervento di tutela. Fin qui tutto normale ma mai porre limiti al peggio. Ecco l’articolo 3 comma 48/2 testualmente riportato: Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. In pratica si estende la punibilità con la conseguente sottrazione di punti, se si è in possesso di una qualsiasi patente di guida, anche a tutti i trasgressori che si trovano alla guida di una bicicletta, di un carro trainato da buoi, di uno skateboard, di un carrello della spesa. Sia chiaro, tutti devono rispettare il codice della strada esattamente come gli automobilisti. Tuttavia, se vado in bicicletta utilizzo un mezzo per cui non è necessario avere la patente. Allora ai ciclisti che non hanno la patente cosa facciamo? ...togliamo i punti dalla carta di identità? ...e se sono dodicenni? ...decurtazione preventiva dei punti per la patente che prenderanno?
    Questa legge manca di un presupposto fondamentale per essere definita tale: non è applicabile a tutti in egual misura, pertanto è iniqua.
    Questa legge è una novità a livello mondiale, un’altro primato della nostra povera Italia che nessuno mai ci invidierà.
    Questa è una legge fatta con i piedi da politici incompetenti, confusi dal loro stesso delirio, alieni al vivere quotidiano.

  • 1 ottobre 2009 - I ciclisti multati in questi mesi vedranno reintegrati i punti sulla patente
    Questa è la notizia tendenziosa apparsa su molti giornali e strombazzata dai notiziari. Ma quando mai? La verità è che i malcapitati dovranno presentare ricorso per farsi restituire i punti tolti!
    Ma perchè un cittadino, già vittima di una legge iniqua, dovrebbe sobbarcarsi questa incombenza? ...perchè deve continuare a pagare per errori altrui? ...e perchè l’inettitudine del Ministro dei Trasporti e di quello degli Interni deve restare impunita? ...e perchè il disinteresse dell’intero corpo parlamentare che ha permesso il parto di tale sgorbio legislativo non deve essere contestato? ...perchè tutti i danni economici ed amministrativi di questo maldestro intervento devono rimanere sulle spalle dei cittadini? ...perchè i giornali devono truccare le notizie ad arte? ...e perchè nemmeno giornalisti ed editori sono passibili di alcunchè se la parte offesa è il pubblico? Che schifo!


http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8478


CommentaScrivi post
ALESSIO

Le buone idee sono opportunità perse se non si traducono in legge
23/02/2011 10:39:58

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

I governi dei Paesi nord-europei attribuiscono alla bicicletta un ruolo strategico ed investono molti soldi in infrastrutture e politiche di incentivazione ...sono degli spendaccioni? No! Chi utilizza la bicicletta per i piccoli spostamenti almeno per due ore alla settimana rischia una malattia cardiovascolare 40 volte meno degli altri, risparmia, non occupa un posto auto, non brucia carburante, non produce CO2, non fa rumore, non incrementa il traffico e non vi rimane imbottigliato. Pensate al risparmio del sistema sanitario nazionale per malattie cardiovascolari e tumori, al contenimento del debito verso i paesi produttori di petrolio ed a tutti gli altri benefici economici ed ecologici. E l’Italia resta a guardare... e c’è poco da meravigliarsi, anzi, c’è da sorprendersi del fatto che non sia stata istituita una supertassa sulle bici visto che non fanno crescere il PIL e di conseguenza, secondo i più bigotti degli economisti, l’economia. Le amministrazioni locali meridionali, poi, soffrono il mito della pista ciclabile elettorale: un inutilizzabile ciglio di strada largo 50 cm. a doppio senso di circolazione. Ne inaugurano una sotto ogni campagna elettorale salvo poi lasciarla cadere in stato di abbandono ...vero inghiottitoio di denaro pubblico la pista elettorale zigzaga fra i platani e le panchine, sale e scende dai marciapiedi, è perennemente occupata da mezzi in sosta e cassonetti per i rifiuti e, soprattutto, non porta da nessuna parte ...ma costa di più se và, per esempio, dall’università alla stazione? Voltiamo pagina. Promuoviamo la realizzazione di una rete viaria alternativa, riservata a ciclisti e pedoni, con una propria segnaletica e dei Vigili Urbani dedicati. Ogni importante terminale del trasporto pubblico deve essere dotato di cicloparcheggio sorvegliato. Le spese per l’acquisto e la manutenzione della bicicletta devono essere assoggettate all’aliquota IVA del 4% e devono essere detraibili dalla dichiarazione dei redditi assimilandole alle spese mediche. Chi si reca al lavoro in bicicletta dovrebbe godere di un incentivo come accade agli impiegati pubblici svedesi. Insomma, le idee per un mondo migliore ci sono... le leggi no.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8477


CommentaScrivi post
ALESSIO

Eva, la ragazza che sorrideva
23/02/2011 10:11:43

Post di ALESSIOContatta
info@bikeride.it

share

Eva è la ragazza nella foto, guardala, è una degli oltre trecento morti in bici del 2009. Sarà la numero 307? ...o la 314? Comunque vale uno. Per le statistiche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è una misera unità, un’inezia che non giustifica iniziative regolamentari o interventi legislativi. Si è spezzata una vita, è finita in un modo orribile. L’hai mai visto un cane sfatto da un’auto? Dà fastidio vero? E’ disgustoso pensarci, ma è così che si finisce quando si viene investiti. Quegli occhi, quel sorriso, quell’indice da bambina che mostra il suo destino, quelle aspettative, giacciono sfatte da un’auto e valgono uno. Un giudice eviterà di rovinare la vita a qualcuno che, invece, l’ha tolta a qualcun’altro, sarà ritirata una patente per sei mesi, un avvocato incasserà una sostanziosa parcella, l’assicurazione avrà un motivo in più per aumentare le tariffe, e Eva? Ai fini statistici vale uno, ai fini legali zero. Un finale già scritto che non si può accettare, proprio non si può, per Eva, per gli altri trecento morti di quest’anno e, soprattutto, per quelli che ancora pedalano. Troppo facile appellarsi all’imprudenza o all’istinto suicida di pedoni e ciclisti quando si è protetti da una tonnellata d’acciaio, tant’è vero che la legge appiana questa condizione di inferiorità, se solo fosse applicata! Semplicistico dire il tassista che l’ha investita stava lavorando, mica come il drogato ubriacone che ha ammazzato due pedoni
Se si parla di intenzionalità dell’omicidio sono d’accordo, mettersi alla guida in condizioni non idonee deve costituire un’aggravante, si configura un omicidio intenzionale o preterintenzionale, ovvero, un assassinio. Se, invece, ci si riferisce ad attenuanti della colpa, dissento con tutte le mie forze. Se investo qualcuno che ha tutto il diritto di trovarsi lì dove si trova e lo ammazzo, è omicidio colposo. Il fatto che l’investitore stia lavorando o stia andando a un rave party non fa alcuna differenza, non è giusto chiamarlo assassino ma resta un omicida a tutti gli effetti, e deve pagare. Il problema è che ammazzare qualcuno mentre si guida, almeno in Italia, è un reato depenalizzato, di fatto. Se mi cade una chiave inglese dal balcone ed ammazzo un passante è omicidio colposo e mi faccio da 6 mesi a 5 anni. Se guido un mezzo assicurato e investo qualcuno causandone la morte non è mai omicidio colposo, l’assicurazione paga in sede civile e penalmente non ci sono conseguenze se non formali. Chi guida un veicolo assicurato in questo paese ha, di fatto, la licenza di uccidere impunemente, tassista o pirata della strada che sia, e questa è una realtà oggettiva quanto insopportabile. Le regole ci sono e vanno rispettate. Eva è stata strappata alla vita brutalmente, il suo giovane corpo è stato sgualcito, il suo futuro negato. Pagare!!! Il tempo dei condoni deve finire.

http://www.bikeride.it/riflessioni.php?id=8474


CommentaScrivi post

BikeRide.itCicloturismo e viaggio in bici
Alessio Di Tommasoemail: info@bikeride.it
Copyright © 2002 - 2016