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ALESSIO

Tic-tac, tic-tac
23/02/2011 14:16:02

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La bicicletta scivolava nell’oscurità fendendo il silenzio con il ronzio appena percettibile della ruota libera. Abbandonai il manubrio, raddrizzai la schiena ed aprii le braccia offrendomi all’aria fresca. Chiusi gli occhi. Mi pervase un senso di libertà. La bici continuava a scorrere sulla superficie regolare della strada, senza controllo. Un pensiero travestito da voce si insinuò in quell’idillio Ti puzza di campare? Apri gli occhi e pensa a pedalare, mentecatto! Scoprii che il mio amor proprio non ha sensibilità poetica ma modi spicci. Mi incurvai sulla bici e sorrisi.
Tornai a svolgere quella che, ormai da giorni, era diventata la mia attività prevalente, spingere sui pedali. Tic-tac, tic-tac, un movimento sempre uguale su un nastro grigio, sempre uguale pure lui. Ma che c’è di bello, di stimolante? Che c’è di tanto attraente? Un po’ di bitume che separa due posti vicini, questo è la strada. Un diritto di precedenza strappato alla natura. La voce ritornò Che diavolo ci fai qui? ed aveva il sapore amaro delle insinuazioni fondate Hai lavorato un anno intero per farti venire le vesciche al culo su questa strada dimenticata da Dio? cominciai a vedere la mia vacanza sotto un’altra luce Il resto del mondo vive, si diverte, socializza, si accoppia, e tu? Improvvisamente pedalare mi sembrava un’attività vuota, fine a se stessa, disperata, un passatempo per sfigati. Non ero più sicuro che quello fosse il miglior modo per spendere le mie sudate ferie. Quella voce beffarda aveva ragione Che ci faccio qui, in mezzo all’Europa, a fare tic-tac sui pedali? Tanto valeva pianificare una full-immersion di uncinetto, tombolo e punto croce con le bigotte dell’Azione Cattolica.
La strada moriva in una grande area di sosta isolata: automobili e biciclette parcheggiate ordinatamente in mezzo al nulla. Cos’è, uno scherzo? Mi guardai intorno cercando una spiegazione, poi scorsi in lontananza quello che sembrava un ingresso per la metropolitana. C’era un uomo in divisa dentro un gabbiotto trasparente. Buonasera. Un biglietto per Anversa, grazie Era vittima di una calvizie incipiente e della mania di nasconderla con un riporto che sfidava ogni legge della fisica e del buongusto. E’ gratis, benvenuto ad Anversa La discesa era assicurata da una ingegnosa scala mobile per ciclisti: un settore della scala aveva degli incavi per le ruote della bici. Dopo ben quattro rampe mi trovai davanti un tunnel pedonale, un enorme tubo lungo qualche centinaio di metri che passava sotto il fiume Schelda. La pavimentazione era divisa in due corsie: pedoni e biciclette. L’ululato degli pneumatici ed il rapido alternarsi delle lampade per l’illuminazione amplificavano la sensazione di velocità, dovetti resistere alla tentazione di fare un altro giro.
Sbucai in pieno centro. Anversa era bellissima. Molta bella gente dall’aria divertita immersa in un’atmosfera senza tempo. Tanti bei posti in cui trascorrere la serata ballando, ascoltando la musica o mangiando qualcosa di buono, tutti perfettamente integrati in un’architettura imponente, splendida ed originale. Mi fermai davanti ad un ristorante attirato dall’accento brindisino di due camerieri intenti ad apparecchiare i tavoli all’esterno. Uè, Puglia Uè, cumpà. Vitiluuuu... cu la bicicletta! Mena camina ca lu padrone a li paesani li tratta buenu La Trattoria da Toni era un locale volutamente pittoresco ma, allo stesso tempo, molto curato. Il menù e la carta dei vini erano degni di un ristorante di alto livello ed anche i prezzi erano tutt’altro che popolari. Il bancone ed il forno per le pizze erano allestiti in un’apertura che dava all’esterno ed il pizzaiolo, Toni, era un grande intrattenitore, maneggiava l’impasto con l’abilità di un giocoliere e non la smetteva di cantare e recitare in vernacolo. Mi fecero accomodare ad un tavolo in bella mostra con la bici al mio fianco e lì mi lasciai coinvolgere dai siparietti del pizzaiolo rubato al cabaret. Fra un proverbio, uno scambio di battute ed una canzone popolare mi portarono una gigantesca pizza a forma di bicicletta variamente condita, una bistecca ai ferri alta tre dita e due boccali di birra. Poi si avvicinò il Maitre, elegantissimo nel suo smoking anni ’20, ma lo sarebbe stato anche in canottiera, era uno di quegli uomini che hanno il dono dell’eleganza indipendentemente dall’abito e dalla situazione. Cosa gradisce come antipasto? Abbiamo... Lo interruppi incredulo No grazie. Ho mangiato fin troppo, tutto buonissimo. Mi porterebbe il conto? Lei è nostro ospite Grazie per l’ospitalità, non so come ringraziare? Grazie a lei. E scusi se l’abbiamo coinvolta nel nostro piccolo show. Gli stranieri vanno pazzi per queste cose E’ stato un piacere. Toni è bravissimo... un vero animatore Non è mai riuscito a scegliere fra spettacolo e ristorazione... Gradisce un amaro? Rum Bevvi sorseggiando con calma, guardandomi intorno. C’era gente di tutte le provenienze e di tutte le età, uno spaccato del turista medio. Erano lì per divertirsi, per stare in compagnia. Bel posto, buon cibo, serata tranquilla, pizzaiolo da avanspettacolo, camerieri folkloristici ma ossequiosi e competenti ed io. Si, facevo parte della loro serata. Rispondevano tutti al mio sguardo. Fui costretto a ricambiare bicchieri sollevati, saluti e cenni di approvazione ed il motivo era uno solo, ero un cicloturista, uno che piglia la bici la trasforma in un camper e parte. La mia era lì, affianco al tavolo, fumante di chilometri, carica come un mulo ed aggressiva come un enduro. Il mio aspetto sano ma vissuto, l’abbigliamento inadeguato ma distintivo con gli sponsor italiani pasta e pomodoro, i guantini che non indossavo in quel momento ma che l’abbronzatura mi aveva tatuato sulle mani facevano di me un personaggio. Per molti ero l’incarnazione di un sogno irrealizzabile: mollare tutto e partire. Per tutti sarei stato il ciclista italiano di quella serata al ristorante italiano. Nei loro sguardi non c’era traccia dei dubbi che mi avevano assalito poche ore prima, anzi, in molti si leggeva chiaramente una forma di sana invidia. Qualcuno probabilmente me lo ha anche detto, in fiammingo o in qualche altra lingua, che avrebbe dato qualsiasi cosa per poter prendere il mio posto. Mi sono limitato ad annuire, a constatare quanto mi sentissi fortunato.
Saltai sulla bici e feci per partire Le posso offrire una soluzione per la notte mi disse il Maitre No, grazie Insisto, sarebbe nostro ospite scossi la testa, disarmato No. Siete le persone più ospitali che abbia mai incontrato, serberò un magnifico ricordo di questa serata, ma proprio non posso accettare Il Maitre scambiò uno sguardo con il proprietario e continuò Non c’è nient’altro che possiamo fare per lei? Mi avvicinai a Toni per ringraziarlo Non ti piace qui? Perché non rimani? Siamo paesani In effetti nei nostri spettacolari colloqui ad alta voce avevamo scoperto di avere gli stessi natali, a Mesagne in provincia di Brindisi. Toni, questo è uno dei più bei posti che abbia mai visto... ...ho capito, ti fermi solo quando arrivi a casa tua Esatto, quando il viaggio finisce Vattene... che mi fai venir voglia di scordarmi chi sono e partire... e scrivi!!!
Inforcai la bici e ripresi il viaggio con un sorriso incontenibile sulla faccia, per quello che mi lasciavo alle spalle e per quello a cui andavo in contro. Un po’ di bitume che separa due posti vicini ma ne unisce due lontani, questo è la strada. Un diritto di precedenza strappato alla natura se ci passi con la prepotenza dei mezzi a motore, un posto d’osservazione privilegiato se sei in bici.

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