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Manutenzione della bicicletta
12/03/2013 14:39:46

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Chi è in cerca di introvabili lubrificanti ultra-efficaci, cocktail di solventi e paraffine che dissolvono ogni incrostazione ed allo stesso tempo lubrificano e attrezzi che da soli costano quanto un’intera vacanza in Turchia, resterà deluso. Questa guida suggerisce un approccio semplice, ma mai semplicistico, alla manutenzione della bicicletta. Propone un modus operandi che, per noi cicloturisti, diventa rivendicazione della nostra indipendenza e del nostro mostruoso livello di autonomia. Questa guida è un elenco di consigli e suggerimenti che hanno il solo scopo di tenere in ordine la nostra bici in modo essenziale e sostenibile anche in viaggio. L’attrezzatura necessaria è scritta in grassetto.

Lubrificare
Mai oliare la trasmissione prima di aver pulito con del gasolio ed un pennello.
Se le incrostazioni risultano tenaci smontare deragliatore, cambio, pacco pignoni e catena e lasciare in ammollo nel gasolio per una notte, poi rimuovere le incrostazioni con un vecchio spazzolino da denti.
Al termine della pulizia asciugare accuratamente con un panno pulito che non lasci pelucchi.
Gli olii per motori hanno un ottimo potere lubrificante ma catturano la polvere e favoriscono la formazione di incrostazioni ad azione abrasiva, meglio i lubrificanti per ingranaggi che sono meno collosi e più penetranti. Comunque, l’importante è tenere sempre le parti meccaniche pulite e oliate, meglio un lubrificante meno adatto applicato spesso e bene che uno specifico impiegato male e quando capita.
Al termine della lubrificazione rimuovere ogni eccesso d’olio con un panno pulito che non lasci pelucchi.
Ogni volta che si monta un componente è buona norma pulire con del gasolio tutti i punti di serraggio e le filettature, asciugare accuratamente con un panno pulito ed applicare un velo di grasso multiuso.
Eviterete ossidazioni, rumori, vibrazioni, cigolii e sarà più agevole lo smontaggio.

Riparare una foratura
Scalzare lo pneumatico con le apposite leve prestando attenzione a non pizzicare la camera d’aria.
Gonfiare la camera ed immergerla in una bacinella d’acqua, se siete per strada andate ad orecchio e tatto.
Localizzato il buco segnatelo con un gessetto o un pennarello, se siete per strada andate a sputo e memoria.
Grattare la zona con carta abrasiva fine un’area che ecceda le dimensioni della toppa da applicare.
Spalmare la gomma liquida uniformemente e senza economia sia sull’area grattata che sulla toppa ed aspettare che i solventi evaporino. Prodotto utilizzato, temperatura e ventilazione fanno si che il tempo vari dai 30 secondi ai 15 minuti, e comunque, quando l’adesivo diventa uniformemente opaco è il momento di incollare.
Nell’attesa analizzare l’interno dello pneumatico liberandolo, eventualmente, da ciò che ha causato la foratura. Verificare lo stato di usura del copertone, eventuali lacerazioni o abrasioni devono essere rinforzate dall’interno con le stesse toppe utilizzate per le forature. Controllare che il senso di rotazione, se prescritto, sia corretto.
Torniamo ad occuparci della foratura. Incollare la toppa sul buco esercitando una pressione uniforme per circa trenta secondi. Aspettare altri tre minuti prima di mettere in pressione la camera e testare la tenuta nella bacinella d’acqua, se siete per strada limitatevi ad incrociare le dita. Rimontare la camera con un filo d’aria all’interno aiuta a tenerla ordinata nel copertone ed evita assestamenti e sovrapressioni durante il gonfiaggio. Calzare lo pneumatico sul cerchio possibilmente a mani nude per evitare di pizzicare la camera.

Equilibrare un cerchio
Per prevenire deformazioni importanti ed irreparabili dei cerchi saggiare la tensione dei raggi molto di frequente, in condizioni di carico eccezionali prima e dopo ogni utilizzo. Se si notano differenze nella tensione dei raggi o è ormai visibile lo squilibrio del cerchio eseguire la registrazione.
Di solito si utilizzano delle apposite forcelle modificate ma, in mancanza, sarà sufficiente utilizzare i pattini dei freni, ovviamente ben regolati ed equidistanti, come riferimento. Far girare la ruota rapidamente chiudendo la pinza dei freni progressivamente. Individuare il fianco del cerchio che tocca i pattini per primo, in seguito denominato Fianco Individuato. Far girare la ruota lentamente tenendo la pinza dei freni semichiusa fino al contatto con il Fianco Individuato. Delimitare la zona di contatto, da quando il pattino tocca il cerchio a quando si stacca. Calcolare il centro della zona di contatto ed individuare il raggio tirante più vicino, ovvero il raggio che si attacca al mozzo dal lato opposto al Fianco Individuato.
Tirare il raggio individuato con una chiave tiraraggi.
Ripetere l’operazione fino ad ottenere un’equilibratura soddisfacente.

Centrare un cerchio
La centratura di un cerchio va effettuata rigorosamente a cerchio nudo, senza pneumatico, camera d’aria, catarifrangenti, sensori per ciclocomputer, ecc.
Difficilmente un cerchio che ha bisogno di essere centrato è recuperabile al cento per cento ma, perso per perso, ci proviamo.
I sintomi da cerchio decentrato sono accelerazioni e rallentamenti durante la rotazione lenta, dondolio e fermata sempre nello stesso punto. E’ come se un punto della circonferenza pesasse più degli altri.
Per compensare bisogna tirare i raggi più vicini al punto più basso in cui la ruota si ferma, il più pesante.
Una volta centrato, il cerchio dovrebbe risultare evidentemente squilibrato e non è detto che dopo aver eseguito l’equilibratura resti centrato. Insomma, c’è da trovare il giusto compromesso fra equilibratura e centratura, per questo bisogna essere attrezzati di chiave tiraraggi e grandi doti di sensibilità o, in alternativa, di tempo e pazienza.

Smagliare la catena
L’operazione di rimozione della catena si rende necessaria tutte le volte che intendiamo sostituirla, accorciarla, allungarla o pulirla a fondo. Alcune catene sono dotate di finte maglie che, con sistemi diversi, permettono uno smontaggio agevole e rapido della catena, non ce ne occuperemo.
Prima dello smontaggio bisogna individuare la maglia sulla quale interverremo, pulirla con del gasolio e lasciar agire dell’olio sbloccante. A questo punto è necessario uno smagliacatena.
Inserire la maglia preparata per lo smontaggio nello smagliacatena. Bloccare la maglia agendo sul bullone di blocco. Girare l’estrattore spingendo il perno di giunzione fuori dalla sua sede.
Prestare molta attenzione e procedere con grande cautela. Il perno deve essere spostato il tanto necessario a per liberare la maglia ma non deve essere buttato fuori del tutto perchè reinserirlo è un’operazione proibitiva.
Quindi, approssimarsi al punto di uscita totale del perno per tentativi cercando di forzare lateralmente la maglia per farla uscire. Il rimontaggio è più semplice e rapido. Allineare la maglia per reinserire il perno di giunzione. Fare pressione con una comune chiave a pappagallo. Regolare finemente la posizione del perno utilizzando lo smagliacatena. Qualora la maglia dovesse risultare bloccata forzarla lateralmente per liberare il gioco.

Smontare il pacco pignoni
L’operazione di smontaggio del pacco pignoni si rende necessaria tutte le volte che intendiamo sostituire o pulire a fondo i rapporti posteriori. Servono due attrezzi. Il primo è la chiave a frusta che serve a bloccare la ruota libera. Può essere facilmente autocostruita con un vecchio spezzone di catena ed una piastra di ferro. Il secondo è l’estrattore ruota libera, una chiave che si inserisce nelle scannellaure attorno all’asse e permette lo smontaggio. Ne esistono di diversi tipi ma il più diffuso è lo Shimano.
In commercio si trovano estrattori completi di manico o semplici adattatori da montare su una brugola, i secondi sono di granlunga più economici. Il sistema di estrazione è del tutto simile a quello del movimento centrale.
La fase di rimontaggio è più delicata. E’ necessaria la massima pulizia e l’assenza di qualsiasi corpo estraneo fra i rapporti. Solito velo di grasso ed attenzione ad imprimere la giusta forza nel serraggio della ruota libera.
I giochi devono essere assenti ma attenzione a non sfilettare.

http://www.bikeride.it/manutenzione.php?id=8975


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Organizzare una piccola officina
22/02/2013 16:27:36

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L’ecologia prima di tutto
Un vero cicloturista è un amante della natura, fin qui tutti d’accordo. Ma ci sono schiere di motociclisti ed automobilisti convinti di esserlo. E se tanto mi dà tanto, chi può impedire ad un sedicente cicloturista di disfarsi di lubrificanti e solventi di risulta nello scarico di un lavandino? E’ come quando si dice: io non butto mai nulla dalla bici ...e risponde il coro: neanch’io, nemmeno io, non sia mai, vergogna.
E allora chi si prende la briga di spargere per strada borracce e copertoni da ventotto pollici... o li vedo soltanto io?
Io conservo lubrificanti e solventi di risulta nelle bottiglie in PVC da 2 litri, le normalissime bottiglie per l’acqua. E periodicamente le consegno al consorzio per gli olii usati. Fatti un favore, fallo anche tu.

Mini officina
Attrezzare uno spazio da dedicare alla cura della nostra bici può rappresentare un problema, non tutti dispongono di un garage o di una cantinola. Io ho adibito un vano tecnico di circa 8 mq. al rimessaggio ed alla cura delle mie otto biciclette. Lo spazio è minimo e percorso da tubi in pendenza, la porta è piccola e storta, il soffito è ad appena due metri. E’ stato un rompicapo ma con un pò di lavoro e molto senso creativo sono riuscito ad ottenere un rimessaggio ordinato ed un’officina razionale e addirittura comoda.
Mi sono procurato due metri di corda da dodici millimetri, una carrucola, due moschettoni da fissare alle estremità della corda e due ficher ad occhiello. Per sollevare la bici e manutenerla ho assicurato la carrucola al soffitto. Poi, basta imbragare la sella con la corda chiusa a cappio dal moschettone e
tirare su. Infine, fermare tutto agganciando la corda all’occhiello fissato alla giusta distanza con l’altro moschettone. I vantaggi di questa soluzione sono tanti, la portata massima è illimitata, non mi devo spezzare la schiena per sollevare la bici, lo spazio di manovra è ridotto all’indipensabile, la bici non mi può sfuggire e non faccio danni. La ruota anteriore la poggio su un piccolo porta-attrezzi autocostruito in legno. E’ un piccolo scaffale l.40 x h.60 x p.30 con tre ripiani e, sulla faccia superiore, due listelli disposti a binario che tengono ferma la ruota anteriore.
La soluzione per coloro che non dispongono di un garage, una cantinola, un balcone o anfratti di altro genere è rappresentata dai cavalletti. Sono in vendita dei kit di manutenzione composti da un cavalletto, una valigetta e tutti gli attrezzi necessari.

Il panno pulito che non lascia pelucchi
Uno straccio, l’emblema della miseria, eppure ci sono dei momenti in cui pagheremmo cifre fuori mercato per averne uno pulito. Gli scottex vanno bene per assorbire o come tovaglietta d’appoggio, ma quando si tratta di pulire energicamente senza creare briciole e poltiglia la vecchia maglietta della fruit of the loom è il massimo. Una volta sporca, però, l’incantesimo si rompe. Proviamo a conservarla lì sullo scaffale fra l’antigelo e lo spray per lucidare i cruscotti ma la bastarda resta sporca. L’uomo medio confida nel fatto che si autolavi, che lo sporco abbia un decadimento chimico ed abbandoni il tessuto.
Invece la stronza comincia a puzzare di frigorifero spento lasciato chiuso e si impolvera, inesorabilmente.
Perchè? E’ inspiegabile? Perchè non la ritrovo profumata, stirata e piegata come tutte le altre magliette?
E allora arriva l’illuminazione. E’ un attimo, un gesto compiuto in stato di semi-incoscienza, ops, e finisce nel portabiancheria. Ma non sei scemo, lo sai che non si fa, infatti te lo sei già dimenticato. Completamente rimosso. Tant’è vero che quando tua moglie ti si para davanti imbufalita tu cadi dalle nuvole e con l’innocenza di una mammola le chiedi chi, io? Ma in casa siete solo in due e lei non sale in bici dalla cresima. Non ti resta che confessare fra le lacrime. A quel punto tua moglie, mossa a compassione, ti affida le sue misteriose istruzioni ed un comodissimo blocchetto di sapone di marsiglia col manico, salvo scoprire che trattasi di portasapone saldato per fossilizzazione, altro che manico.
Svuoti la boccia dei pesci disabitata dal ’64 e ti cimenti. Ebbene si, il marito, l’idiota, sono io. Ma adesso sono un uomo nuovo. Faccio il bucato e lo stendo. Sono solo stracci ma sappiamo bene quanto valgono.

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