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ALESSIO27/03/2013 20:17:55
Restituiamo l’Oro a Richard Chelimo!
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Questa storia inizia negli anni ’70 fra le colline del Cherangani, dove l’Africa è verde e fresca. Lì, in Kenia, a tremila metri sul livello del mare, nelle tende della tribù Kalenjin, nacque una generazione di fenomeni, potenti come cavalli, leggeri come uccelli, eleganti come fenicotteri.
Da quelle parti non si usa tramandare il cognome. Per la loro cultura il nome non ha il solo scopo di identificare una persona ma anche quello di definirla. Per questo nessuno penserebbe che i plurimedagliati Moses Kiptanui, Ismael Kirui e Richard Chelimo, siano parenti, eppure sono fratelli e cugini, nati e vissuti nello stesso villaggio, allevati dalla stessa famiglia.

I tre erano solo dei ragazzini quando i sogni di Henry Rono, anch’esso keniota degli altipiani, furono spezzati dal boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca. Henry deteneva i record sui 3.000, 5.000, 10.000 e Siepi, insomma tutti! Avrebbe fatto man bassa di medaglie, e invece niente. Aveva cominciato tardi, quando era riuscito a scappare dall’Africa ormai trentenne, non avrebbe mai partecipato ad un’Olimpiade. Così aggiunse un record al suo palmares: è l’unico detentore di record a non aver mai vinto una medaglia, nè olimpica, nè mondiale, e nemmeno nazionale, nella propria specialità.

Nessuno può fermare Richard, nemmeno Khalid Skah che si ostina a rimanergli attaccato alle calcagna. Nessuno può impedire a Richard di prendere ciò che è suo di diritto. Lui è il più forte, lo ha già dimostrato. Ai mondiali ha battuto la strada al suo capitano e gli ha ceduto la vittoria, per rispetto, per anzianità. Ma adesso tocca a lui. Non farà la fine di Henry Rono, lui vincerà la sua medaglia.

Nessuno può fermare Richard, o forse si, qualcuno potrebbe farlo. Un concorrente sleale potrebbe rallentare, farsi raggiungere, e poi, invece di cedere il passo per il doppiaggio, tagliare la strada, rompere il ritmo, e chi fa sport di fondo sa di cosa parlo. Ma una cosa così non si è mai vista alle Olimpiadi, non fino ad oggi almeno, perché Hammou Boutayeb è davvero lì, e continua ad ostacolare, fintare, zigzagare, disturbare in tutti i modi, anche con le parole. La folla assiste allo spettacolo più antisportivo della storia delle Olimpiadi, ed è furibonda. Un commissario di gara tenta addirittura di bloccare fisicamente il doppiato, ma niente. E’ il caos.

Trecento metri al traguardo. Dopo aver spudoratamente ostacolato Richard, Hammou Boutayeb cede di schianto. I due battistrada sono soli, ma ancora insieme. L’ignobile missione è compiuta. Richard Chelimo contro Khalid Skah. Agilità contro potenza. Inizia lo sprint. Richard tiene duro, tiene per senso di giustizia, tiene per senso del dovere. Tiene tutto, perché altrimenti uscirebbe quello che ha dentro, rabbia, lacrime e disperazione. Ma alla fine deve piegarsi. Khalid ha un finale al fulmicotone, non ha mai perso uno sprint nella sua carriera, e non perderà nemmeno questa volta.

Squalificati! Tutti d’accordo. Il pubblico l’ha chiesto a gran voce, già prima che la gara pantomima finisse. I commissari ratificano. Richard sale sul gradino più alto e corona il suo sogno. Sul terzo gradino c’è Antibo, il suo bronzo olimpionico rende sublime il suo addio forzato all’agonismo. Ma dura poco. L’indomani Salvatore dovrà restituire la medaglia e Richard accontentarsi dell’argento. Il ricorso della nazionale marocchina viene arbitrariamente accolto. L’unico squalificato è Hammou Boutayeb, il “doppiato”.

Richard Chelimo aveva pieno diritto a quell’oro olimpico. Il mondo intero ha assistito a quello spettacolo indegno. Tutti hanno visto. Due atleti sleali hanno fatto scempio di ogni valore etico, si sono fatti beffe dello spirito olimpico proprio durante l’Olimpiade, e nessuno ha fatto nulla. Anzi, il comitato olimpico ha premiato uno di loro. Vergogna!

Il mondo ha voltato le spalle a Richard, lo ha lasciato solo. Se Richard Chelimo non ce l’ha fatta è colpa nostra. E colpa nostra se Richard ha smesso di credere nello sport e s’è ritirato dall’agonismo a soli 23 anni. E colpa nostra se, quando è morto, non aveva al collo il suo oro olimpico. Un tumore alla testa se l’è portato via a 29 anni. Un campione è morto solo e triste, ed è colpa di ognuno di noi.

Per l’amor di Dio, restituiamo l’Oro a Richard Chelimo!

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