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09/09/2007
Italian taicun
Post di ALESSIOGestione
alessio.ditommaso@gmail.com




Quella di Berlusconi e delle sue tv è una storia che non ha eguali: per anni è stato l’unico privato a detenere canali commerciali a diffusione nazionale. Ma come è possibile che nessun altro imprenditore abbia voluto partecipare al cospicuo banchetto della pubblicità televisiva nazionale?

Berlusconi rileva Telemilano nel 1978, quando la legge italiana impediva a soggetti privati di trasmettere a livello nazionale in quanto lesivo dell’articolo 21 della Costituzione.

Nel 1980 Telemilano diventa Canale 5 e Berlusconi aggira i divieti trasmettendo a livello nazionale in differita di un giorno, ma nessuno interviene. La pubblicità a livello nazionale gli porta introiti inimmaginabili per reti a diffusione locale. E’ per questo che altre reti locali cercano di imitarlo: Rete Capri, Tele Lombardia, Rete 4, Italia 1, Canale 2, Telenorba, ma vengono immediatamente bloccate, evidentemente in Italia i reati sono privilegi riservati ai potenti.

Nel 1982 rileva Italia 1 e Rete 4 per pochi soldi salvandole dalla bancarotta, esangui per la concorrenza sleale di Canale 5.

Nel 1984 la legge italiana cambia improvvisamente e consente ai soggetti privati la trasmissione a livello nazionale a patto che possiedano già le frequenze, il che è un controsenso visto che fino al giorno prima possederle ed utilizzarle costituiva reato. E’ inutile dire che l’unico a detenerle, e quindi l’unico a beneficiarne, è il Cavaliere. E’ la prima di una serie di leggi spudoratamente su misura. Si apre un vuoto legislativo che permetterà a Berlusconi di fare letteralmente quel che gli pare.

E’ in quel periodo che Murdoch arriva in Italia e rimane totalmente allibito: ci addita come Banana Republic. La fragorosa risata che il mondo ci tributa spinge il governo a coprire le pudenda.

Nel 1990 arriva la foglia di fico, la legge Mammì autorizza ogni privato a detenere un numero di canali non superiore alle reti di stato, guarda caso tre. In più, riserva alle trasmissioni a livello nazionale un numero di frequenze sufficiente alla diffusione di sei canali inclusi quelli Rai, cioè toglie ogni problema di concorrenza ai tre canali Fininvest. Solo molti anni dopo diventeranno sette (La7) per dare una parvenza di pluralità. Come se non bastasse determina un tetto massimo per gli introiti pubblicitari della tv di stato in virtù del tanto vituperato abbonamento Rai, giusto per annientare anche la concorrenza statale. Praticamente, il pacchetto Mamì lega le mani ad una intera nazione e la costringe a guardare un solo uomo che si arricchisce e scolpisce nell’anima della gente una verità parallela costruita nei suoi studi televisivi.

La verità inconfutabile è che Berlusconi ha comprato tre reti a livello locale pagandole quattro soldi, ha corrotto dei politici per ottenere delle leggi che legalizzassero la trasmissione a livello nazionale e, allo stesso tempo, impedissero ad altri di fare lo stesso, fulgidi esempi di legge “ad personam” ricollegabili al caso All Iberian, 23 miliardi di lire versati a Bettino Craxi, reato acclarato da evidenze processuali ma derubricato grazie alla legge sul falso in bilancio e poi estinto grazie al lodo Alfano.

Ma torniamo alla domanda iniziale: perchè nessun altro imprenditore ha voluto partecipare al cospicuo banchetto della pubblicità televisiva?
Semplice, nessuno ha potuto farlo! Per di più a norma di legge!
Si è liberi di opinare allo sfinimento ma i fatti sono questi.




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