BikeRide.it
bloghomepoesieraccontiriflessioni
Commenta il Post
27/03/2013
Amo, odio e...
Post di ALESSIOGestione
alessio.ditommaso@gmail.com




Odio quelli che si sentono in dovere di dire la loro anche se, in realtà, non c’hanno un cazzo da dire.
Odio quelli che, quando ti parlano, sentono il bisogno di avvicinarsi a dieci centimetri, di solito hanno l’alito di un alligatore con la gastrite ulcerosa e la S blesa che ti nebulizza di saliva, fossi una pianta grassa...
Odio quelli che non riescono a parlarti senza toccarti, hai il dono della parola, usalo! Se proprio non puoi farne a meno gesticola, saltella sul posto, scimmiotta, fai quello che vuoi, ma tieni giù le mani!

Amo quelli che non hanno pudore dei propri sentimenti.
Se c’ho le palle che mi girano può scendere Dio in terra...
E non c’è funerale che tenga, se sono felice me la spasso, non posso mica aspettare che il resto del mondo lo sia.
Amo chi accetta il proprio ruolo con dignità, senza vittimismi o rivendicazioni, nella società, in famiglia e nel lavoro.
Amo quelli che hanno deciso di cambiare il mondo e che, pur fallendo, sono morti fiduciosi di poterlo fare.
Amo chi ha il coraggio delle proprie azioni e delle proprie idee, è inutile pensare alle conseguenze di un gesto necessario.

Di quelli che credono nella pena di morte me ne fotto, assassini.
Di quelli che parlano per paura del silenzio me ne fotto, se hai qualcosa da dire dilla oppure taci.
Di quelli che ogni buco lo devono riempire me ne fotto, attento, un buco ce l’hai pure tu.
Di quelli che restano a galla reggendosi sulle teste della gente me ne fotto, parassita, impara a nuotare.
Di quelli che dicono - non dovevi - quando ricevono un regalo me ne fotto, ringrazia, ostenta indifferenza, fai quel che ti pare ma non sindacare sui doveri altrui, almeno quando ricevi un regalo.
Di quelli che vedono mezzo pieno un bicchiere che non c’è me ne fotto, non è ottimismo, è esaltazione patologica.
Di quelli che invece di lavorare organizzano, vigilano, ottimizzano, gestiscono il lavoro degli altri me ne fotto, caporale di merda, tu il lavoro non sai nemmeno cos’è.
Di quelli che sono come sono per colpa dei genitori, dei fratelli, della comitiva, del collega, del contesto sociale, di quell’esperienza del cazzo, della sfiga che li bersaglia me ne fotto, se sei uno stronzo è solo colpa tua.
Di tutti quelli che vivono il privilegio come diritto e il sopruso come dovere, me ne fotto, finirai sotto terra pure tu, che cazzo credi?




Nome o pseudonimo
(non utilizzare simboli, apostrofi o caratteri speciali)


La tua e-mail
(se inesistente il messaggio verrà rimosso)


Titolo
(oggetto del Post: attinente, sintetico e descrittivo)


Testo Post
(non utilizzare comandi HTML: href, http, mailto, ecc.)


Immagine da allegare
(deve avere estensione .jpg e non superare i 3Mb)


Ai sensi del D.L.196/2003 art.13 acconsento alla pubblicazione dei dati inseriti

Premi una sola volta e pazienta.
Il tempo di caricamento dipende dalle dimensioni della foto e dalla velocità del collegamento.


Diario clandestinoIdee in libertà
Alessio Di Tommasoemail: alessio.ditommaso@gmail.com
Copyright © 2013