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ALESSIO

Una striscia di Gaza lunga da qui a Plutone.
20/07/2018 23:56:32
Post di ALESSIO
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Cos’è un ciglio di strada? Il margine della strada. E poi? Il posto al di là dell’asfalto e al di qua del guard-rail. E poi? Il posto dove, un giorno, la macchina mi ha lasciato a piedi. E poi? Che ne so! Il posto dove mettono i cartelloni pubblicitari?
Se, per una volta, scendessi dalla tua auto, tanto per vedere com’è fatto il ciglio della strada che percorri tutti i santi giorni, te ne accorgeresti che non è una quinta di teatro muta e inodore. Scendi! Prova a respirare senza filtro antipolline, tranquillo, il tuo fiato non appannerà i vetri. Respira! Anche se la strada sa di diesel, merda, morte e vita, come dice il Liga. Ascolta! Lo senti il cane che abbaia in lontananza? Tu pensi che presto verrà ad aggredirti e che è l’unico essere vivente nel raggio di 3 km. Povero illuso. Sappi che ci sono 37 lucertole, una coppia di bisce ed una intera famiglia di ricci di campagna che osservano ogni tua mossa, senza contare un migliaio fra mosche, api terricole, cimici del fieno e tafani e, per tua fortuna, smidollato come sei, nessuna di queste orrende bestie può rappresentare un pericolo. Ma tu, animale evoluto, riesci a vedere solo la colonia di buste di plastica che popola la vegetazione spontanea.
Nel frattempo il cane si è avvicinato e ti guarda. Coda dritta, un orecchio teso e l’altro floscio. Adesso saltella sulle zampe anteriori senza piegarle. Non chiederti perché sei lì, aspetta, non è il momento. Prova a fare qualche passo lungo il ciglio della strada, prova a guardare il mondo con gli occhi di quel cane. Eccola, il rombo è forte, minaccioso, prepotente, è solo un’utilitaria ma a 100 orari fa paura. C’è una buca che la gomma asseconda schioccando una frustata sull’asfalto, il botto ti scuote anche se te lo aspetti, come quelli di natale. Sei investito da un alito pesante, umanamente gelido, termicamente torrido, chimicamente velenoso. Osservi quella rumorosa scatola d’acciaio nel suo arrancare contro natura su un nastro di bitume appiattito ad arte da altri animali come te, evoluti, e te ne vergogni. Prova ad attraversare la strada, ma attento, qui le auto sfrecciano sul serio, non è come attraversare in città. Cento metri più avanti c’è la carogna di un cane di media taglia gonfia di putrescenza, sembra una zampogna, poco più in là se ne indovina un’altra, più vecchia, ridotta a uno zerbino. Sono le tracce di una guerra combattuta tutti i giorni, dappertutto, senza bollettini, senza echi, senza morti né feriti che siano degni di nota. Anche il movente è quello delle guerre, il possesso di un territorio, il diritto allo sfruttamento ed all’occupazione. Questa è una strada fatta dagli uomini per farci correre le proprie scatole di ferro. E’ così da un secolo e così sarà per l’eternità.
Eternità? Hai detto eternità? Ti accorgi che lungo i margini il tappeto d’asfalto è corroso, perforato da fili d’erba ed infiorescenze, aggredito dal lento ma inesorabile metabolismo della natura che, a dispetto della nostra indole conservatrice, pone fine ad ogni cosa allo scopo di perpetuarsi. Il fine è l’eternità, comunque, solo vista in un modo diverso, meno individualista, in un contesto più ampio ed armonico, più naturale.
Allora, cos’è un ciglio di strada? Un limite, una linea di confine, una trincea. E poi? Un immondezzaio, una discarica a cielo aperto, una latrina, una fossa comune. E poi? E’ una corsia che non c’è, riservata a quelli che è meglio che si scansino, ai lenti, a quelli che non tengono il ritmo, agli sfigati, alle gente ai margini, alla gente di strada che, pur chiamandosi così, non è padrona nemmeno di quella. E poi? Ci puoi trovare animali randagi, anime randagie, poveri cristi a cui piace sudare, respirare miasmi e farsi sfiorare dalle auto in corsa. E poi? Ci puoi trovare auto in avaria, gente in avaria. Ragazze che affittano il proprio involucro, sgualcite come fiori passati di mano in mano, spente e ferite come bambole vudù. E poi? Avanti, cos’è un ciglio di strada? E’ il vero limite fra l’essere umano e madre natura, il posto in cui releghiamo il mondo e, allo stesso tempo, la soglia del nostro ghetto. E’ una striscia di Gaza, solo più lunga, come da qui a Plutone.

http://www.bikeride.it/diario/riflessioni.php?id=182


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